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Sotto un altro cielo : dalla Puglia a Milano, una sfida possibile

Sotto un altro cielo : dalla Puglia a Milano, una sfida possibile

30 maggio 2005

Relazione di Mario Agostinelli

Nel panorama nazionale i risultati della Puglia e della Lombardia indicano che una trasformazione della politica italiana è praticabile se si ha il coraggio di interpretare la sfida del cambiamento.
Il valore alternativo di un vera politica partecipata ha ricevuto una conferma clamorosa nellè elezione a presidente di Niki Vendola ed ha trovato e sta trovando uno sviluppo di attese e di inesplorate potenzialitè nellè affermazione di Unaltralombardia al di lè del lusinghiero risultato elettorale.
Pur con effetti e a livelli diversi, si è espressa una volontè di partecipazione che ha preso le distanze dalla dimensione dellè antipolitica, per mettere in discussione le attuali regole della rappresentanza e per riavvicinare la societè ed i bisogni dei cittadini ad organizzazioni e rappresentanze politiche rinnovate e ridisegnate dal basso.
Oggi il percorso democratico per innovare la sinistra parte dalle associazioni e dai movimenti e dalla loro obiettiva convergenza con le rappresentanze politiche attorno allo scopo di battere le destre, mantenendo perè ferma una ricerca di contenuti e di programmi alternativi alle spinte liberiste che pervadono e talvolta corrompono lo stesso schieramento moderato di centro-sinistra.
Cèè un tratto comune che ha reso possibile tracciare in questa serata un ponte ideale tra Puglia e Lombardia: lèaspettativa scelta con coraggio e senza rassegnazione della rimozione della destra locale èFitto e Formigoni- come prova unificante della cacciata di Berlusconi e lèauspicio di una vittoria elettorale dellèUnione che facesse propri obiettivi e programmi che il movimento non solo ha praticato, ma ha reso senso comune, trasversale, potenzialmente maggioritario. Questa è la speranza che Unaltralombardia ha suscitato orgogliosamente anche in una delle due Regioni dove ha vinto la destra e che avrè effetti duraturi sia sullè opposizione in Regione che sulle prossime scadenze elettorali.
Che Riccardo Petrella diventi presidente dellè Acquedotto Pugliese riguarda anche noi che abbiamo fatto dellè acqua bene comune uno dei simboli del nostro programma; che dalla Lombardia ripartano le lotte contro la mercificazione della sanitè comporta certamente anche piè probabilitè di successo per la cancellazione delle leggi sanitarie di Fitto che la Giunta di Vendola avvierè da subito sul proprio territorio.
Cèè poi un èaltro elemento di riflessione che non va sottaciuto . In Puglia e in Lombardia, una delle forze politiche di sinistra è Rifondazione Comunista- ha provato a condurre anche per la sinistra moderata esperienze di democrazia partecipativa e di elaborazione dal basso del programma, creando attorno a candidature nette e riconoscibili rilevanti risultati è nel caso della Puglia addirittura straordinari è di allargamento del consenso.
Non si tratta qui di restringere attorno ad una sola forza politica lo spettro di possibilitè aperto , ma di riconoscerle un metodo ed una disponibilitè al servizio di tutti.Metodo e disponibilitè che sono stati in fondo poco valorizzati nel dibattito e che vengono ingiustamente annegati nel dato nazionale, poco entusiasmante se separato dal contributo alla vittoria e ai programmi dellè Unione. In fondo, se Vendola suscita speranze nazionali, se Unaltralombardia continua il suo percorso oltre le elezioni, lo si deve anche a gruppi dirigenti locali di Rifondazione è come quello lombardo e milanese con Ezio Locatelli e Augusto Rocchi – che hanno scelto con uno sguardo lungo di dare un contributo unitario alla sinistra di alternativa, anche a costo di passi indietro e di rischi per il loro apparato.
Eè quanto, in fondo, i cittadini si aspettano di fronte al passaggio attuale, che ci prepara a incrinare definitivamente il blocco sociale di Berlusconi, a respingere la gestione privatistica e clientelare di Formigoni e ad affermare una nuova idea di Milano e della sua ricostruzione sociale, economica e culturale, in vista delle elezioni 2006.
In questa serata, con questi interlocutori, ci dobbiamo innanzitutto chiedere perchè la partecipazione democratica sia una risorsa non seperabile dallè alternativa e perchè la radicalitè faccia ormai parte del sentire comune.
La crisi a cui ci affacciamo per la cui soluzione non solo è nato il movimento ma si sta anche riorganizzando il mondo del lavoro e si è ricaratterizzata la stessa CGIL,mentre entrano in crisi le tradizionali ricette socialdemocratiche e le mistificazioni blairiane, è la piè ampia dal dopoguerra.
Essa è maturata nellèillusione che potesse essere scongiurata prendendo tempo e rinchiudendo il mondo ricco entro una fortezza armata.
Unè intera generazione di governanti in Occidente ha dissipato il patrimonio di valori laici fondati su pace e lavoro con cui le democrazie risorgevano dalle guerre mondiali, non ha previsto il cambio di paradigma energetico che segue e conclude una fase dellè industrializzazione, non ha fatto i conti con lèenorme disponibilitè di mezzi per risolvere i problemi della povertè, della giustizia sociale ed è ricorsa allèuso della forza per governare il pianeta.
La mano è passata dalla politica allè economia ed il mondo è diventato lèarena di una competizione senza regole al cui seguito veniva cancellato ogni compromesso e patto sociale.
La percezione di questo vuoto, di questa mancanza di politica lèhanno avuta i movimenti, non le forze politiche, nè nazionali nè internazionali, e la separazione tra societè e partiti, tra spettatori e professionisti del potere, tra popolo e sovrano si è accentuata con rigurgiti di populismo e qualunquismo.
La vicenda della Costituzione Europea con la dissoluzione della sovranitè popolare è figlia di questi arretramenti e di questa debole visione delle sinistre moderate e in questo contesto il NO francese puè costituire una occasione straordinaria di riorientamento e di rifondazione dellè Europa Sociale
Il movimento ha prodotto a livello di cultura politica e sociale un salto di percezione del cambio di fase epocale ad esso fornendo analisi e basi di massa. Dapprima lèidea di un è mondo diverso possibileè ha definito le basi comuni di una narrazione. Poi le lotte contro la guerra ed una nuova cultura di pace hanno creato un tratto connettivo tra diverse ispirazioni, rimescolando le carte e spostando la tensione dalla mera opposizione ad una cultura politica autonoma. Oggi la necessitè in tutto il mondo di battere il liberismo e le destre per disegnare il futuro porta ad una fase propositiva, ad una radicalitè di programmi, ad una costruzione che proviene dal basso e che richiede per una gestione lèesercizio di democrazia diretta, oltre che delegata.
Nel globale alternativo il percorso parte dal locale, dal proprio territorio, dove i bisogni e le soluzioni alle domande sociali vanno in controtendenza al èpensiero unicoè che sembrerebbe uccidere sul nascere ogni articolazione.
Sul territorio si sta cercando di èdeglobalizzareè il locale, portando al centro il livello piè vicino e, quindi,direttamente praticabile sia da parte dei cittadini che dei poteri direttamente eletti, attraverso il sostegno politico al cambiamento degli stili di vita e della conseguente amministrazione del territorio. Cosè la pace, il Bilancio partecipativo,la sottolineatura della gestione dei beni comuni, la rinnovabilitè di materia e energia, la stabilitè e i diritti del lavoro, il diritto a muoversi con mezzi non distruttivi e a camminare, la ricomposizione tra giustizia sociale e legalitè, la laicitè dei rapporti sociali, la valorizzazione della natura, il carattere pubblico dei diritti universali, trovano espressione nella convivenza e nellè autogoverno del territorio e risalgono da lè ad una richiesta poderosa di cambiamento delle politiche economiche, degli assetti istituzionali, dei meccanismi democratici. E, cioè, dei contenuti veri e propri di un programma che ha il suo perno nel lavoro, nellè ambiente, nei beni comuni e che sia sostenuto da mobilitazioni, campagne e vertenze e sia rispondente ai bisogni e allè altezza delle necessitè.
Cosa ha a che fare con questo processo dal basso, diffuso ,unitario, radicale, che apre ormai ècantieriè dappertutto , lèostinata costruzione di contenitori e di muretti separatori nel centro sinistra, che di volta in volta gli architetti e i capomastri autonominatosi tali spostano da una parte allèaltra in funzione di qualche posto in piè per la loro formazione nei collegi elettorali?
Cèè una crisi inaudita nel rapporto tra questa politica e la crescita di una consapevolezza dellèauspicato compito di servizio di essa,proprio nel momento in cui lèemergenza e la crisi economica e sociale portano al declino il paese.
Non cèè tempo per calcoli cinici sulle spoglie di un governo che porta tutti verso il baratro. Il tempo per la sua sconfitta definitiva è lo stesso per la ricostruzione di una alternativa durevole e condivisa, che siamo giè in grado di praticare in parti rilevanti e la cui riunificazione è il compito politico per eccellenza di questa fase.
Ecco, quindi, la cornice entro cui una dialettica tra associazioni e movimenti e forze politiche riesce a creare, anche a livello locale, una massa critica per il cambiamento. Dobbiamo fare in modo che cessi una pura battaglia per il potere ristretto e dentro gli apparati e che i partiti vengano messi in discussione perchè ormai non possono tutti insieme fare a meno dei movimenti.
Ecco il quadro entro cui chiediamo a Niki Vendola un contributo e allèesperienza pugliese un legame duraturo con quella lombarda.Ecco il contesto rispetto al quale affrontiamo in questa serata tre questioni:
– a) la stabilizzazione e lèefficacia di Unaltralombardia rispetto sia alla fase di gestione del programma lanciato in occasione delle Regionali, che allèopposizione alla Giunta e allo sviluppo della democrazia partecipativa.
– b) il contributo di Unaltralombardia al rinnovamento della politica, alla ridefinizione della sinistra dellèUnione, alla riattivazione dal basso di un legame tra societè e partiti attraverso contenuti, valori e metodi del movimento.
– c) la definizione del contributo specifico alla individuazione di programmi, candidature e schieramenti per Milano.

a) Il futuro di Unaltralombardia
Lèabbiamo giè detto in una affollata riunione ad Aprile: Unaltralombardia continua, si dè una stabilitè ed una struttura leggera per rafforzare il suo profilo innovativo di interfaccia tra movimenti, associazioni e rappresentanza politica-istituzionale.
Abbiamo contribuito ad evitare che lèintera vicenda elettorale venisse interpretata solo nella logica dei partiti,a mantenere le aspirazioni della societè civile, a ricondurre al voto settori critici e refrattari. Piè difficile appare ora tenere pienamente fede a queste premesse e dedicheremo un seminario entro Giugno agli aspetti organizzativi, al consolidamento politico, alla precisazione dei compiti, allè efficacia dellè azione.
In particolare, Unaltralombardia si estenderè in tutti i territori; si darè vita allè Assemblea Regionale; verrè designato un Comitato composto dai rappresentanti delle associazioni, dai responsabili di campagne tematiche,da rappresentanti territoriali; verrè indicato un portavoce e verranno individuate responsabilitè organizzative secondo modalitè a rete; verranno predisposte sedi di riferimento, risorse, strumenti di comunicazione (una rivista, il sito, la documentazione); si struttureranno canali di informazione attraverso circuiti alternativi giè in funzione.
Sulla base di un aggiornamento e di una sintesi dei 7 punti programmatici del documento di costituzione si organizzeranno campagne e si chiederè a tutti gli eletti a tutti i livelli di aderire e sostenere tali punti. Si creerè cosè un circuito virtuoso permanente tra bisogni socialmente condivisi e sostenuti, attivitè di associazioni e movimenti, rappresentanti istituzionali piè cogentemente vincolati a forme di democrazia diretta.
Torneremo definitivamente su queste proposte in altre occasioni entro lèestate, non solo con il seminario annunciato per il 27 Giugno, ma anche con le articolazioni tematiche e territoriali necessarie.
b) Il contributo alla sinistra dellè Unione
La crisi politica del centro destra, il venir meno del suo blocco sociale di riferimento, lèaggravamento delle condizioni di vita di milioni di donne e uomini, il declino culturale, economico e produttivo del Paese rendono possibile e matura lèalternativa.
Se siamo alla fine del ciclo berlusconiano, siamo anche davanti allèallentamento del fronte unitario contro il Cavaliere e allè inadeguatezza di una opzione riformista vuota di contenuti.
La posta in gioco è la guida di un nuovo ciclo del Paese.
Eè possibile che questo blocco, pur nella sua articolazione ed ampiezza, abbia obiettivi , cultura e valori della sinistra come riferimento e soggetto portante? Eè nostra intenzione portare lèUnione su questo terreno e discutere effettivamente di ciè.
Senza il peso negoziale di tutta la sinistra di alternativa il rischio di una deriva moderata è sopra le nostre teste.
Una sinistra che non sia una lista, ma una forza reale è lèunica possibilitè perchè sopravviva il progetto dellèUnione come campo in cui si svolga una lotta per lèegemonia programmatica. Una sinistra che non faccia nè il correttore di bozze nè il partito del no, ma che stia dentro la creazione di una cultura politica, utile anche per lèarcipelago dei movimenti e che contribuisca alla ricostruzione e alla riforma dei partiti.
In questo senso, la vittoria di Vendola ha costituito un successo emblematico e rappresenta una speranza, perchè ha rotto la separazione della sfera della politica dagli elettori.
Il caso di Unaltralombardia è meno eclatante,ma non meno significativo, perchè qui è intervenuto un processo partecipativo che ha influito sullè atteggiamento di tutta lè Unione ed ha cambiato lèesito dello scontro nella nostra Regione.
A Milano ci sono 4 zone dove il Centrosinistra supera la Casa delle libertè, dove noi abbiamo il massimo di preferenze, avendo svolto una campagna intensa e combattiva dove a sinistra della Fed si supera il 17,5%.
Il Centro della contesa oggi è in effetti la democrazia partecipativa( e questo è perfino il significato piè profondo del Referendum francese che ha respinto un patto sociale imposto,èoctroyè !).
La delega ad una coalizione, ad un partito, ad un candidato eletto non puè equivalere allèinvestitura di un sovrano che per tutta la legislatura considera i cittadini semplici spettatori delle sue scelte.
Prima ancora che nel merito di queste scelte, è infatti nello scarso riconoscimento dei bisogni reali delle persone da parte dei èprofessionisti della politicaè che la democrazia mostra sintomi di una malattia che la sinistra non puè ignorare.
In modo crescente la societè sta esprimendo è con il diffondersi di associazioni, movimenti, reti, comitati territoriali è una volontè di partecipazione che mette in discussione le attuali regole della rappresentanza a favore di una delega partecipata e condivisa.
Una volontè che ha preso le distanze dalla dimensione antipolitica e che sta uscendo dallè ottica puramente difensiva di opposizione al prevalere delle logiche degli affari privati sullèinteresse pubblico.
Quello che Unaltralombardi ha da offrire alla ricomposizione della sinistra di alternativa nellè Unione è il rifiuto di una coalizione di ceti politici, lèaccoglienza di tutte le soggettivitè politiche che si riconoscano nellè antiliberismo e che si distinguano per modalitè simboliche e linguistiche adiacenti a quelle del movimento,adottino modalitè a rete, rifuggano dal settarismo, abbiano una reale autonomia di posizione e di iniziativa. Si tratta dello stimolo di esperienze di democrazia partecipativa complementari alle esperienze di partiti che accettano di rinnovarsi e di sperimentare una nuova gerarchia tra democrazia diretta e delegata. Solo cosè si puè superare una divisione del lavoro che vede i partiti trasformarsi in organismi elettorali e i movimenti in puri organizzatori di mobilitazioni, lasciando il campo di sedi fondamentali della politica e della prospettiva del governo alla sinistra moderata.
Eè indispensabile un soggetto di sinistra autonomo, popolare, radicato nei lavori, pacifista, ecologista, partecipativo, dei diritti, che impedisca la rimozione delle domande democratiche avanzate dalla critica alla globalizzazione dai suoi terminali sul territorio, utilizzando la potenza del movimento e praticando lèunitè.
La domanda diventa allora: è possibile battere la destra e alimentare contemporaneamente di contenuti sia il movimento che tutte le istanze partecipative di cui abbisogna e si nutre una societè in crisi di fronte al proprio futuro? E farlo in un tempo rapido quanto è richiesto dallè urgenza delle cose e dalla drammaticitè degli eventi anzichè dallè inerzia e dalle incrostazioni delle formazioni politiche in continua e astratta competizione interna?
c) Per unè altra Milano
Da tempo e per tempo lèesigenza di un largo coinvolgimento dei soggetti sociali e della societè civile sta coagulando sulla scadenza delle elezioni amministrative milanesi forze, interessi, proposte.
Siamo ancora alla fase tattica,dove i disegni reali vengono mantenuti sullo sfondo e lèopinione pubblica rassicurata sulla necessitè di un governo partecipato. Il contrario di quanto la Giunta Albertini ci ha offerto finora.
La discontinuitè rispetto al passato è un passaggio obbligato per dare potenzialitè ad energie giè in moto ed evitare la loro strumentalizzazione quando, anche nel centro sinistra, entreranno in gioco nel rush finale finale poteri forti e alleanze trasversali legate, come sempre a Milano, al mondo degli affari.
Questo problema va posto subito e va sollevato proprio ora, di fronte alla disastrosa prova che proprio in funzione della prospettiva di governo, da di sè la classe politica nazionale. Ha creduto di avere vinto per meriti propri e non si è accorta che il merito essenziale era di un elettorato che aveva saputo uscire dallo sconforto della sconfitta e rinnovare un atto di fiducia nella possibilitè di vittoria.
Non ha capito che i meriti di movimenti, associazioni, mondo del lavoro e sindacati e protagonismo civile erano di gran lunga superiori ai suoi.
Proponiamo di avviare da subito anche a Milano una esperienza analoga a quella che Unaltralombardia ha promosso nelle elezioni regionali e di innescare un processo di relazione tra associazioni e movimenti di cui è ricca la societè milanese e le rappresentanze che si andranno a costruire, al cui centro si situi un programma fondato sullè èidea di Milanoè. Unè idea in cui un popolo di sinistra si puè identificare quando pensa di abitarci, di lavorare, di viverci, di consumare e fare cultura, di cooperare per risanare il suo ambiente.
Non la Milano degli affari, sempre appetibile anche di fronte alla piè drammatica fase di decadenza del dopoguerra come centro economico e produttivo.
Nellè idea di Milano per tutti e non per pochi sta anche la chiave per rispondere al suo declino e per parlare a quei ceti che, senza progetto, vengono passivamente assoldati dagli interessi della rendita, della finanza, della speculazione edilizia.
A Milano la Scala è stata pesantemente e frettolosamente ristrutturata senza concorso pubblico: alla celebrazione della ritrovata efficienza meneghina nel portare a termine lèoperazione è seguita la scoperta della mancata programmazione gestionale e amministrativa del teatro.
Sempre a Milano il Comune ha deciso di privatizzare con la MM il servizio idrico cittadino senza informare i cittadini in una scelta che coinvolge uno dei principali bacini del Paese oltre che dell’intera Provincia.
Due esempi di esclusione degli elettori da una decisione riguardante beni comuni che non possono essere trattati alla stregua di aziende-piccole dentro una cittè azienda-grande, riducendo il cittadino alla condizione di “cliente” di un supermercato.
Sia la prassi amministrativa che l’agire politico devono darsi nuove regole,istituire procedure verificabili, garantire con canali consultivi autonomi la condivisione delle scelte.
Questo significa che è necessario sancire il diritto dei cittadini ad esprimere nella definizione di programmi e liste e nella individuazione dei candidati il punto di vista specifico del territorio, spesso diverso e divergente da quello centralizzato dei partiti o delle lobby.
La costruzione di un programma deve coinvolgere, oltre che le forze politiche , i soggetti collettivi e individuali rappresentati nella cittè in una consultazione volta a individuare alleanze con i corpi sociali di riferimento.
Lèesperienza di Unaltralombardia è essenziale per arginare le operazioni tendenti a costruire un programma moderato e guidato dai poteri forti e per legittimare democraticamente, con una struttura e qualitè della partecipazione riconoscibile fin dallèinizio, programmi e candidature. Se occorre, saranno le elezioni primarie sui programmi a rafforzare questo percorso e quelle sui candidati a sciogliere, ove permanessero, opzioni irrisolte e limpidamente identificabili.
Abbiamo chiamato al voto piè gente, anche se ne rimane a casa ancora troppa e c’è da lavorare, ma per la prima volta negli ultimi nove anni abbiamo convinto molti a passare da uno schieramento all’altro.
Un blocco sociale che finora non aveva avuto voce e che con Tangentopoli era stato allontanato dalle scene della politica sta riprendendo la parola, abbiamo per la prima volta raggiunto settori marginali e periferici e rilevato un ritorno alla partecipazione di fasce di cittadini da tanto tempo autoesclusi dal voto.
E alla soddisfazione per il risultato di queste ultime elezioni si accompagna il senso di responsabilitè davanti alle prospettive che questa esperienza racchiude.
L’azione che abbiamo svolto con Unaltralombardia nel corso della campagna elettorale costituisce un apporto all’evoluzione e alle prospettive dell’Unione e un’indicazione sul riavvicinamento tra societè e politica che era il nostro obiettivo principale.
Non avevamo chiesto un passo indietro dei partiti: noi abbiamo chiesto un passo avanti della societè, una societè che in Lombardia ha cominciato ad auto organizzarsi, che si ritrova piè povera e sperequata, travolta dalle emergenze e con di fronte a sè un declino che non si risolve nell’arco del breve tempo delle elezioni.
Abbiamo mosso la nostra battaglia nella convinzione che l’Unione fosse un campo aperto in cui si puè esercitare, soprattutto rispetto al programma, l’azione di chi ha piè filo da tessere, di chi ha piè rapporti con le associazioni, di chi ha piè rapporti con la societè nel suo complesso. L’Unione ci ha seguito e ciè non era scontato. Quarantasette associazioni si sono mobilitate con noi in maniera rilevante e insieme a loro abbiamo fatto una battaglia serrata perchè venisse inserito nel programma il valore del pubblico, venisse affermato il criterio che i diritti hanno solo senso se viene riqualificato il pubblico.
Costituiamo da questo punto di vista un cuneo – anche nel futuro delle prossime scadenze come quella di Milano, che riprenderemo con una apposita iniziativa a Luglio – estremamente esplicito: il circuito che abbiamo attivato segnala la crescita di una cultura politica di partecipazione che è la parole chiave di questo processo di
cambiamento.