di Riccardo Petrella, Bruxelles, 29 marzo 2018

La fine del FSM?

Certuni pensano che il FSM di Salvador de Bahia, in Brasile, abbia confermato la tendenza di questi ultimi anni verso la fine «politica» del Forum. Se si guarda al clima di gioia nel quale si svolge il forum, si nota subito che chi afferma cose simili ha torto. A Salvador, il Forum è stato ancora una volta una grande festa popolare, per i partecipanti e per le popolazioni del Brasile, in particolare per i popoli indigeni. Questi hanno potuto rincontrarsi e riaffermare con forza la loro lotta per un mondo più giusto, rispettoso dei diritti alla vita di tutti i popoli. Hanno gridato nuovamente la loro dura opposizione al capitalismo predatore, all’arroganza dei dominanti negatori dei diritti dei popoli e della democrazia tout court, alla devastazione della Madre Terra. Nel contesto politico generale attuale in Brasile e negli altri Stati dell’America Latina, caratterizzato dal ritorno al potere dei gruppi conservatori revanchisti, corrotti, al servizio dei grandi proprietari terrieri (una vera riforma agraria è sempre in attesa) e delle grandi imprese multinazionali, poter rivendicare con forza i propri diritti, le proprie identità ed il proprio futuro nella gioia della speranza è un impresa dura, ma che può dare vita ad un grande risultato. Se si pensa, invece, alla portata del Forum in quanto piattaforma mondiale della mobilitazione politica da parte della società civile e dei movimenti sociali per il perseguimento di obiettivi comuni ed azioni coordinate o, per lo meno, convergenti, capaci di dimostrare che «un altro mondo è possibile» (fondamento politico culturale dell’altermondialismo), ebbene essi hanno ragioni da vendere.

Il dato critico: un luogo d’incontro della mobilitazione alternativa «mondiale» rimpicciolito e sfiaccato. 

Quel che ha colpito di più l’immagine del Forum è stata la scarsa presenza della società civile e dei movimenti sociali degli altri continenti: Asia praticamente assente, sparuta presenza dell’Africa, le centinaia e centinaia di Europei che per anni hanno riempito le varie edizioni del Forum si sono ridotte a piccoli gruppi di alcuni paesi fra i quali ha dominato il gruppo svizzero (50 partecipanti !!) rispetto alla dozzina di tedeschi e, meno, di francesi e di italiani. Assente l’Europa del Nord e dell’Est. Pochi i rappresentanti dell’America del Nord. I rappresentanti degli altri paesi latino-americani avrebbero potuto essere più numerosi. Altro dato significativo: le figure «mondiali» dell’altermondialismo hanno praticamente disertato il Forum. Anche se sappiamo che esse hanno l’abitudine di farlo appena «la gloria» dell’avvenimento non brilla più, si tratta di una perdita «politica di immagine» considerevole.

Si può dire che a Salvador il FSM ha dimostrato di non essere più, nella misura di origine, il luogo d’incontro delle forze mondiali impegnate nelle lotte di resistenza, opposizione e costruzione delle alternative al mondo attuale. Il Forum è stato fiacco riguardo le alternative al disastro climatico, gentilmente definito dai dominanti «il cambio climatico» come se ciò fosse del tutto naturale. Lo è anche stato rispetto alla guerra.

Il momento emotivo più forte è stata la sfilata in seno al Forum di protesta e di denuncia dell’assassinio di Marielle, diventata l’icona brasiliana della libertà e della democrazia. Alla fine del Forum non è emersa una chiara e consistente analisi alternativa (e quindi proposte politiche alternative nuove) riguardo le sfide rappresentate dalla grande ondata di digitalizzazione globale della vita e del mondo (a parte la tradizionale denuncia dei pericoli e delle derive legati all’informatizzazione e digitalizzazione dell’economia e della società, e l’altrettanto tradizionale richiamo al ruolo dell’educazione). Il FSM di Salvador non resterà, purtroppo, nella storia della mobilitazione politica e sociale alternativa mondiale come un momento importante ed incisivo.

I dominanti possono dormire tranquilli. Il Forum Sociale Mondiale non fa più paura a nessuno. Esso ha cessato di essere un’agorà essenziale ed importante per le lotte sociali mondiali nella percezione di centinaia di movimenti sociali e della società civile politica mondiale. Quest’ultima, in particolare, frequenta oramai i palazzi non solo dell’ONU e delle sue agenzie specializzate o i palazzi nazionali o continentali (vedi il caso europeo), ma anche e volentieri i palazzi delle grandi imprese mondiali.

Perché? Cause interne e cause esterne.

Le cause sono numerose, di natura interna ed esterna. Le cause interne sono sintetizzabili nella chiusura che i fondatori e dirigenti del Forum, in particolare brasiliani, hanno posto a qualsiasi tentativo di modificare quello che loro pensano essere la natura sostanziale del Forum, e la sua finalità. Per loro, il FSM deve essere e restare una grande piattaforma d’incontro e di scambio di idee, di esperienze e di progetti. Non può e non deve promuovere, assumendone la responsabilità politica, la concezione e messa in opera di piani o d’iniziative politiche mondiali. Per quanto questa visione si sia rivelata un fattore di declino del Forum in quanto attore delle alternative mondiali, essa è stata mantenuta ed imposta con grande rigidità. Le spoglie sono davanti agli occhi di tutti.

Più importanti, però, sono stati a mio avviso i fattori esterni, rispetto ai quali la chiusura “interna” non ha consentito di comprenderne la potenza devastatrice, e quindi di prendere coscienza dell’urgenza e necessità del cambiamento di strategia riguardante il ruolo del Forum.

Il FSM è nato in un contesto politico molto favorevole alle realtà sociali brasiliane, latine e mondiali (spiccava la vittoria nel 1998 degli altermondialisti sull’AMI-Accordo Multilaterale sugli Investimenti, padre dell’attuale TTIP e trattati similari, e quella nel 1999 sull’OMC a Seattle). A seguito di queste vittorie, la credibilità e la pretesa inevitabilità della globalizzazione economica imposta dai poteri forti globali (privati e pubblici) presero una forte batosta. In America latina era un’epoca nuova molto promettente: il castrismo non domato restava un punto di riferimento internazionale in sostegno dell’alternativa possibile; una nuova generazione di leader politici e sociali era in emergenza, alimentata dalle concezioni amerindiane del buen vivir e della Madre Terra, il cui credito sul piano mondiale era in crescita rispetto alle concezioni industrialiste, consumatrici e predatorie proprie capitalismo globale. In pochi anni Chavez, Lugo, Correa, Morales trasformarono i loro paesi e le forze conservatrici locali statunitensi ed europee presero paura. In Brasile, le lotte dei contadini e degli operai riuscirono a far sperare che il cambiamento era vicino. La vittoria di Lula, primo operaio a diventare presidente, fu certamente facilitata dal primo FSM di Porto Alegre nel 2001. A sua volta Lula al potere dette forza e credibilità al Forum.

Diciassette anni dopo, e già da cinque anni circa, il contesto è profondamente cambiato. Lula (e Dilma) non sono più al potere in Brasile. Essi sono stati «buttati fuori» dalle forze reazionarie che hanno ripreso il potere. Lo stesso dicasi di Lugo in Paraguay. Chavez è morto e i conservatori hanno fatto andare in tilt il Venezuela, fomentando una guerra civile pilotata dall’estero. Gli stessi Correa e Morales sembrano non resistere più alle strategie produttiviste, estrattiviste e consumatrici della crescita economica.

E che dire del contesto mondiale massacrato dalle politiche economiche e sociali delle oligarchie finanziarie e tecnocratiche la cui predazione del mondo e della vita dei suoi abitanti ha raggiungo livelli d’ineguaglianza e di esclusione elevatissimi? Questi hanno scatenato la rivolta degli esclusi e degli impoveriti, in particolare delle classi medio basse, le quali hanno concesso quasi ovunque il loro divenire nelle mani delle forze estremiste, xenofobe, razziste, elitiste, nazionalistiche, qualunquiste del ciascuno per se in una continua corsa alla propria sicurezza e ricchezza. Un mondo sbriciolato, dove per centinaia di milioni di persone l’alternativa utile è stata quella di affidarsi all’uomo Salvatore, alle forze della guerra e della potenza. Le forze di sinistra del mondo occidentale sono state le prime a mollare la presa, allineandosi sulle tesi della «terza via» dei socialdemocratici alla Blair, alla Schroeder, alla Clinton, alla Bersani, alla Merkel, alla Hollande. Esse hanno applicato con entusiasmo le politiche di mercificazione della vita, liberalizzazione, monetizzazione, deregolazione, privatizzazione e finanziarizzazione dei beni e servizi un tempo pubblici. Hanno smantellato lo stato del welfare. Hanno reso la guerra essenziale alla crescita del mondo! Ciò ha avuto delle ripercussioni deleterie sulle sinistre latino-americane e africane. I «riformisti» cinesi sono entrati nel sistema mondiale in piena tenuta di conquista… capitalista, preceduti con forza dall’India, su basi differenti ma con prospettive identiche di conquista dell’economia mondiale.

Far restare il FSM arroccato sulla sua funzione unica di piattaforma d’incontro e di scambio, invece di allargare la sua funzione storica anche a quella di facilitatore e di mobilitatore politico mondiale delle forze di resistenza, opposizione e di costruzione di alternative, è stato un errore strategico pesante. Nel mentre, i gruppi sociali dominanti hanno ripreso il potere di decisione e controllo in tutti i campi, anche in quello in cui il FSM poteva competere, e cioè il campo delle narrazioni e dell’utopia. Il FSM è stato condannato a svolgere un ruolo simbolico importante ma, nel nuovo contesto, interamente insignificante sul piano politico e culturale. E’ sparito dalle narrazioni. Le sue parola ed le sue utopie espresse nelle sue conferenze non hanno alcuna incidenza sulla vita e l’evoluzione politica del mondo.

Fortunatamente, molti altermondialisti, anche frequentatori del FSM, hanno preso coscienza della necessità di agire altrimenti ed hanno dato nascita, indipendentemente dalle agenda del Forum, per esempio, alla Marcia mondiale delle donne ed allo sciopero mondiale delle donne, alle battaglie contro le armi batteriologiche e nucleari, alla Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza ed alla Marcia mondiale Jai Jagat anch’essa per la nonviolenza. Le due ultime marce hanno deciso di convergere nel 2020 a Ginevra. Si tratta d’iniziative notevoli che aprono nuove prospettive alla mobilitazione cittadina mondiale.