mario agostinelli

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“Donne” e donne

Nell’immaginario italiano le donne brasiliane rientrano spesso in quella versione del genere femminile che il Cavaliere ama proporre: disponibili e sottomesse, senza autonomia, oggetto ammiccante di battute e barzellette, premiabili a compenso per le loro prestazioni. Ruby, ad esempio, essendo bella e disponibile non è sottoposta alle angherie che il truce Maroni riserva agli extracomunitari e nemmeno può essere ricondotta alle reprimende della “Buoncostume”: è terreno di caccia del potere maschile coniugato con la zona franca riservata ai politici e con il denaro da esibire come passaporto per entrare nella dimensione commerciale in cui viene proiettato il rapporto sessuale. A me, della vicenda che rilancia sui giornali un Berlusconi “malato”, come dice Veronica, ha colpito ancora una volta la presenza delle “ministre”, le chiacchierate preferite del sultano, mandate a curare gli interessi degli italiani. Ed ho pensato così, di contrappunto, a due donne brasiliane, straordinarie protagoniste delle elezioni nel loro Paese, figure rappresentative del futuro e non banali odalische, da cui dipenderà l’esito del ballottaggio per la presidenza di un paese ormai protagonista della scena mondiale, ma osservato con disattenzione dagli italiani, ormai costretti a chiedersi cosa sia il “Bunga Bunga”.

Dilma Rousseff, la candidata proposta da Lula, e Marina Silva, seguace amatissima di Chico Mendez, giocheranno nel prossimo weekend al ballottaggio per le presidenziali la partita decisiva per ridare al Brasile una guida aperta e sensibile alle classi subalterne e per imprimere contemporaneamente una svolta ecologista, anziché subire il ritorno della destra nel paese decisivo per il futuro dell’America Latina. Dilma è vicina alla vittoria: 47% dei voti al primo turno. Ha però bisogno che i voti di Marina (oltre il 20%) non confluiscano su Serra, il candidato della destra arrivato al ballottaggio. La storia di Marina dovrebbe collocarla a fianco di Lula e di Dilma ma non è sicuro: ci sono i media che vorrebbero mettere Lula in una parentesi e che hanno lanciato una grande offensiva sull’aborto, bollando la sinistra di essere contro la vita e appellandosi alla fede evangelica di Marina. Così un gruppo di Italiani – tra cui io stesso – si sono fatti promotori di un appello diffuso in Brasile dal titolo “Due donne per un’onda rosso verde”, che riporto qui di seguito:

Come italiani (in Brasile vivono 22 milioni di discendenti ), come ecologisti e come uomini e donne di sinistra salutiamo il grande successo politico e personale di Marina Silva alle elezioni presidenziali del primo turno. Siamo infatti convinti che i 20 milioni di elettori che hanno votato “verde” rappresentano una fonte di ispirazione anche per altri paesi, come l’Italia, dove la lotta per la difesa dell’ambiente si fa ogni giorno più accesa e difficile. In questa lotta gli avversari sono nel mondo intero sempre gli stessi. Sono i grandi interessi finanziari, monopolistici e delle multinazionali, che vogliono sacrificare i diritti della natura e degli uomini alle ragioni del lucro e della speculazione. È stato attraverso le lotte dei seringueiros, delle comunità indigene, dei sin terra per la difesa dell’Amazzonia e di tutto il meraviglioso patrimonio naturale del Brasile, che abbiamo capito che l’impegno per la difesa dell’ambiente, per essere efficace, deve intrecciarsi strettamente con quello per una società più giusta e più egualitaria. Oggi, grazie allo straordinario successo elettorale di Marina, che è oggetto di ammirazione a livello internazionale, si è evidenziato un nuovo potenziale di lotta democratica destinato ad arricchire la storia del Brasile. Per la prima volta c’è la reale possibilità che un’onda verde si aggiunga e dia nuova forza e prospettiva a quella “rossa”, rappresentata dalla candidatura di Dilma e dall’eredità di Lula. Perciò facciamo il tifo perché quello di un nuovo governo “rosso verde”, in cui due donne lavorando insieme possano portare il Brasile a essere non solo una grande paese emergente ma anche un esempio di sviluppo sostenibile, diventi il riferimento decisivo per le speranze italiane, europee, di tutto il mondo”.

Sarebbe mai possibile un appello siffatto indirizzato alle donne del nostro governo?

1 Commento

  1. POSTO DI NUOVO UN MIO COMMENTO GIA’ APPARSO SUL “FATTO QUOTIDIANO”.

    Caro Sig. Agostinelli,
    lei vive sulla Luna, se lo lasci dire…
    Per ciò che riguarda la situazione italiana posso essere d’accordo anche perché questo è un paese “cattolico” e bigotto, quindi conservatore e corporativo in cui il capo deve essere idolatrato (a pochi in realtà frega dei diritti civili…), ma su quello che lei scrive sul Brasile mi ritrovo sempre in fortissimo disaccordo.
    Non riesco a capire se lei davvero viva in questo paese o da qualche altra parte, e come possa sostenere certe posizioni.
    Certo Dilma e Marina, ma chi l’ha detto che si tratta di un’onda rosso-verde? Ufficialmente il PV non si è schierato per il ballottaggio benché Marina arrivi dall’esperienza petista, ma ciò che lei scrive su un eventuale accordo politico tra le due donne mi sembra una forzatura incredibile.
    Sull’ambiente: ma lei lo sa che chi sta foraggiando alla grande la Petrobras è proprio il PT di Lula e Dilma? Ma lei lo sa che da quando si è scoperto il petrolio vicino a Rio, lo sfruttamento delle riserve (Pre Sal) di oro nero sono diventate la priorità assoluta rispetto alle Rinnovabili?
    Ma lei lo sa che il governo Lula ha favorito, ad esempio, l’eolico di grande portata dandolo in mano alle grandi multinazionali (Wobben/Enercom, Vestas, Gamesa, Suzlon, etc.). E’mai stato lungo il litorale di Fortaleza nel Cearà per vedere dove sono stati costruiti i parchi eolici (vada, la prego, a Canoa Quebrada).
    Lei parla di politica ambientale del PT? Ma mi faccia il piacere…
    In Brasile, per sua informazione, manca una legge di incentivi del kilowattora (come invece accade in tutta Europa e nel Nord America) per favorire, ad esempio, l’installazione di mini eolico e di solare (già, piccoli generatori eolici sul tetto di casa o nelle immediate vicinanze). Una buona parte del Brasile (Nord e Sud-Ovest, per esempio)non ha energia elettrica e non si può pensare che costruiscano centrali idroelettriche dappertutto (ha idea di ciò che sta succedendo con quella di Belo Monte?).
    Per sua informazione esiste un progetto di legge per incentivare le rinnovabili che è fermo dal 2003… In tutti questi anni a nessuno è venuto in mente di “trasformarlo” in legge perché ciò andrebbe contro gli interessi delle concessionarie di energia elettrica (ce ne sono circa 60 in tutto il Brasile) che non hanno nessuna intenzione di abbassare i prezzi del Kilowattora. Ma lei lo sa che il Brasile ha i costi per kilowattora più alti (o tra i più alti al mondo)?
    Insomma, le consiglio vivamente di documentarsi e di non continuare a scrivere “corbellerie” o, meglio ancora, ciò che lei sognerebbe per il Brasile. Lasci perdere l’onda lunga rosso verde e tocchi con mano la realtà di questo paese. Capisco la difesa d’ufficio di Lula perché sindacalista come lei, ma quello che non sopporto è la completa distorsione della realtà brasiliana.
    Comunque, tornando a Serra, leader delle destre in Brasile… è una bella battuta. Se fossi in lei proverei con Zelig!
    Paride Vallarelli
    PS: mi piacerebbe tanto poter confrontarmi con lei. Nulla di personale, si figuri, ma vorrei proprio capire che mestiere fa.

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