mario agostinelli

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Le Primarie in Maryland

Scrivo nel giorno in cui si stanno svolgendo le primarie in Maryland, a due passi da dove risiedo in questi giorni. Cerco di descrivere l’ambiente, partendo da due aspetti significativi. Il mio nipotino in seconda elementare mi chiede chi sia Donald Trump e perché voglia fare un muro per tener fuori i migranti. In compenso non sa né che ci sono le primarie, né che la sua scuola oggi è chiusa per questo: i maestri non glielo hanno detto. D’altra parte mai visto un cenno di Hillary, ma in ogni spazio pubblico (supermercati, metropolitana, stazione autobus) c’è un o una militante di Bernie Sanders che cerca di avvicinare la gente che transita: pochi accettano il volantino molto ben fatto, ma nessuno ha gesti di fastidio. In centro a Bethesda c’è uno spazio municipale con un grande quadro naif che contiene la scritta: “For politicians hip hip hurrah!”. Molti ragazzi si fanno fotografare sotto la sagoma di Bernie. Parlo con una signora che mi dice che lei “feels the Bernie” e che teme Trump che all’inizio della campagna ha comperato il più grande edificio pubblico di Washington – l’old Post Office – per farne un albergo così con i lavori in corso nessuno può salire sulla torre panoramica e si trova davanti un enorme dicitura “Trump hotels from now” che equivale ad un messaggio forte e chiaro.

Trovo notevole la sintesi del programma Sanders in 10 punti stampati su una simil card rigida: 1) portare il salario minimo a 15$; 2) sanità pubblica per tutti e espansione della sicurezza sociale; 3) Borse di studio, College e università gratuiti; 4) lotta per la giustizia razziale e difesa dei diritti civili; 5) intervento per combattere il cambiamento climatico e opposizione all’oleodotto Keystone; 6) tassare la ricchezza e superamento delle assicurazioni private per il welfare; 7) opposizione al TTIP e al decentramento del lavoro; 8)Sostegno ai diritti di sindacalizzazione; 8) Pagamento di malattia, cure mediche e ferie per tutti i lavoratori; 9) Riduzione della povertà e della disoccupazione giovanile; 10) riforma dell’immigrazione con diritto di cittadinanza. La frase finale chiede che il finanziamento della politica attraverso il “big money” cessi, che tutti i cittadini abbiano il diritto di voto e che ci si unisca per la “political revolution today”.

Per quanto riguarda Trump continua anche qui il suo spostamento su posizioni più moderate, ormai sicuro di avere così la nomination e far dimenticare ai votanti i 10 mesi della sua orrenda campagna. Il Washington Post, suo avversario, ricorda anche oggi le sue affermazioni più laide (le definisce così) e conferma la notizia per cui il creatore di Google si batterà anche con un ricorso alle sue armi sul Web per impedire che Trump diventi presidente. I giornalini distribuiti gratis in Metro continuano a far cronaca per Trump, sulle sue donne, sulle sue visite alle cliniche private, sulle aziende del Tycoon sempre intaccate da denaro pubblico.

Insomma, seguendo il vizio della politica italiana di badare solo al proprio ombelico, Trump è un Berlusconi, la Clinton un Veltroni, ma Sanders è assai più a sinistra di Renzi: un Landini senza un sindacato alle spalle.

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