mario agostinelli

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Aria, Inquinamento, Clima, Trasporti

VALLE BEVERA, ACQUA E RIFIUTI TOSSICI

Già altre volte ho dedicato questo blog alla denuncia del pericolo di inquinamento dell’acqua del comune di Varese proveniente dalla zona di Viggiù dove è stata sequestrata una cava di proprietà della ditta FEMAR in cui sono stati rinvenuti depositi di amianto e di metalli pesanti.

Ora la denuncia si estende.

La Femar infatti si inserisce in un triangolo di rifiuti tossici che ha come cuore una delle aree verdi più importante dell’intero Varesotto: la Valle della Bevera, zona un tempo incontaminata, dove ancora oggi sorgono attività agricole, bacini di pesca sportiva, agriturismi e che fornisce circa il 60% dell’acqua potabile a Varese.

Qui, lontano dagli occhi dei cittadini, lungo strada sterrate frequentate solo dai camion che movimentano materiali si sarebbe consumato per anni, stando alle risultanze investigative acquisite finora dalla Procura di Varese, il “mercato clandestino” dei rifiuti speciali che venivano gettati indiscriminatamente in tre siti finiti nel mirino di finanzieri e magistrati.
Con le conseguenze sull’ecosistema e la salute ancora da valutare e un preventivo approssimativo di svariati milioni di euro per le operazioni di bonifica.

Negli ultimi tre anni a poche centinaia di metri l’una dall’altra. si sono effettuati altri due sequestri analoghi a Cantello e Arcisate.

  • Nell’ottobre del 2006, nei terreni del deposito di un’azienda di trasporti di viale Varese a Cantello, l’inchiesta del Sostituto Procuratore di Varese, Tiziano Masini, porta alla luce 12mila metri cubi di catrame liquido, eternit e amianto. Sostanze pericolose stoccate sotto terra e riportate alla luce solo con l’aiuto di ruspe ed escavatori. Con il sospetto, manifestato dagli inquirenti, che il materiale nocivo potesse provenire dalla Svizzera.
  • Passano pochi mesi e nel mirino finisce l’ex Cava Rainer di via Boccherini ad Arcisate. Su ordine del pubblico ministero Raffaella Zappatini viene sigillata. Perché secondo le accuse, due aree da 15mila e 10 mila metri quadrati, all’interno del sito, erano state riempite con materiale derivante da demolizioni edilizie e scavi: rifiuti classificati come speciali e provenienti da tutta Italia.
  • A settembre dello scorso anno prende piede l’indagine sulla Cava Femar di Viggiù, già più volte portata all’attenzione.

E’ necessario ormai collegare questi episodi allo scandalo del deposito svizzero di Gaggiolo a ridosso del confine.

Occorre quindi produrre – e io stesso me ne farò promotore – un intervento all’altezza del problema e delle implicazioni con la salute di tutta la popolazione non residente, ma beneficiaria delle risorse idriche là concentate

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