mario agostinelli

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ROSARNO: PAGINA OSCURA E TERRIBILE

La rivolta di Rosarno ricorda assai di più cronache dell’Alabama o immagini da apartheid sudafricano che non un reportage dell’Italia dei nostri giorni, su cui reagiamo con l’impulso di chiudere gli occhi. Soprattutto dalle nostre parti, dove la xenofobia montante e il mercato elettorale hanno fatto crescere l’irresponsabilità e impedito di risalire alle categorie dello sfruttamento e della schiavitù per interpretare un livello di violenza che, comunque, non si deve mai tollerare, da qualunque parte provenga. Rosarno mette in luce innanzitutto che in questo paese la tolleranza c’è per il lavoro schiavistico, per i salari da fame, per le mafie e le camorre che costringono 2500 neri a stare in ghetti invivibili.

La loro reazione è da condannare, ma come si fa a limitarsi a questo e a non vedere che sono la civiltà e l’umanità ad essere sconfitti ancor prima degli incidenti terribili che lacereranno ancor più irreversibilmente quei territori? Per i produttori del posto la clandestinità è manna che piove dal cielo. Per quanto possa sembrare paradossale, il contratto di settore per la provincia di Reggio Calabria prevederebbe, per una giornata una paga di soli 32 euro, che arrivano, considerando i contributi a 40.

Ma la criminalità organizzata (il Consiglio Comunale di Rosarno è stato sciolto per questo) ha sempre impedito la nascita di cooperative di raccoglitori ed ha imposto 25 euro di paga senza contributi e così i fantasmi restano nel girone dei fantasmi per una questione di quindici euro al giorno! Don Ciotti, il presidente di Libera, ricorda la vicinanza dei suoi ragazzi al problema sociale di quelle zone e l’attività della Charitas e della Cgil, ma – si chiede – “dove è lo stato e perché non si libera il territorio dalla criminalità che comanda anche contro la società civile ed esercita il massimo di violenza e intimidazione sull’ultimo livello del racket?” Io penso che una cosa vada detta forte: sui diritti fondamentali non si transige, se non al prezzo di una irrimediabile degradazione della vita sociale, che mette in discussione anche la sicurezza.

Qui le ricette del governo di Berlusconi e Lega hanno davvero fallito: il ministro Sacconi ha lavorato per indebolire i sindacati e la loro capacità di integrare anche gli immigrati sotto le bandiere non violente dei diritti universali; il ministro Tremonti ha dato un colpo duro al sequestro dei beni delle mafie che possono essere ricomprati all’asta dagli stessi espropriati e ha coperto il riciclaggio con lo scudo fiscale; il ministro Maroni, ben noto qui da noi, dice che è tutta colpa della tolleranza, eppure da due anni smantella campi nomadi, scheda Rom e Sinti, respinge i migranti in alto mare, istituisce il reato di clandestinità e le ronde e, come dice Bersani, applica intransigentemente né più né meno che la sua legge Bossi-Fini.

La linea politica di un governo che reprime, espelle, esclude, soffia sul fuoco per riscuotere premi elettorali, togliendo le briglie ai cavalli pazzi di turno – da Salvini a Borghezio così amati dalle TV locali della Padania – ci sta mettendo di fronte a tragedie che sarebbe bene prendere in considerazione con la testa anziché con la pancia e con la politica anziché la demagogia. Rosarno non è una questione solo del profondo Sud: è un avvertimento ad una umanità che deve ritrovare soluzioni universali e non violente al suo futuro, poiché l’esclusione è una illusione che richiama violenza e dura poco.

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