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Elezioni regionali Lombardia 2010: intervista di Liberazione a Agostinelli

«Penati vuole perdere, la sua è ormai una coalizione bonsai», dice a Liberazione Ugo Boghetta, segretario regionale della Lombardia alla luce delle defezioni di Udc (nulla di nuvo visto che, finora, ha governato con Formigoni) e dei radicali (questa abbastanza inaspettata, con Emma Bonino capolista a Milano, Brescia e Bergamo). Il confronto tra Penati e Rifondazione c’è stato.

Il primo incontro il 7 gennaio. «Noi abbiamo chiesto un accordo tecnico per mandare a casa Formigoni con alla base le politiche sulla crisi – racconta Boghetta – cinque giorni dopo ci ha fatto sapere che preferisce correre col suo profilo. Moderato, molto centrista». Tradotto vuol dire che preferisce perdere. Anche Ferrero da Roma ebbe a dire che era il primo regalo del 2010 del Pd al governo Berlusconi. Rifondazione, da allora, non è stata in finestra. «La nostra parte l’abbiamo fatta con sforzo, Penati è duro da digerire – dice ancora Boghetta – ora stiamo ragionando su un nostro candidato presidente e sui contatti con le realtà sociali. Se dovessero esserci delle novità le valuteremo. Intanto registriamo contraddizioni tra le fila di Sel».

Nella formazione vendoliana ci sarebbero settori pronti a coprire da sinistra Penati e settori piuttosto inquieti di fronte a una coalizione senza la Federazione della sinistra.

«E’ una situazone di cui il Pd è responsabile – spiega Mario Agostinelli, consigliere regionale di Sel – vedo due corni inquietanti: da una parte, dove c’è il massimo di innovazione, in Puglia, il Pd vuole interromperne la continuità. Dall’altro, in Lombardia, dove da vent’anni Lega e Formigoni, segnano la strada al governo nazionale, si propone un basso profilo della coalizione con questa rottura a sinistra». Una frammentazione della rappresentanza che Agostinelli considera patologica: a fronteggiare il binomio Lega-Pdl ci saranno i radicali (a intercettare le tensioni laiche della borghesia) Pezzotta col suo moderatismo sindacale e Penati, ex presidente della Provincia di Milano (fu eletto anche da tutta la sinistra), uomo guida della segreteria Bersani, ex sindaco di Sesto. Una storia tutta dentro la parabola del Pci. «Questa debolezza del Pd – va avanti Agostinelli – non può essere la tomba di una strategia di ricomposizione di tutto il centrosinistra, del fronte alternativo della destra, che non è semplicemente la somma dei partiti ma delle spinte di una società che ha voglia di vincere. Così si rinuncia».

Agostinelli, una vita nella Cgil prima di scendere in politica come indipendente per il Prc, rivendica la sua collocazione attuale in Sel «ma si deve tener conto di avere una contiguità con la Federazione: abbiamo lo stesso rapporto coi movimenti, le stesse radici, le stesse posizioni su tav, immigrati, beni comuni. Ci sono strategie diverse, io adotto una strada diversa ma non credo che questo sia per sempre. Dobbiamo lanciare lo sguardo dopo questa fase. Detto in un altro modo:possiamo contribuire a tenere alto il profilo del progetto». E’ un appello a Penati o alla Federazione? «Penati deve fare di tutto perché la bussola delle questioni principali (acqua, politiche industriali, legalità) diventino argomento decisivo dentro la coalizione col Prc.

E Rifondazione deve sfidarlo per stare dentro con un’autonomia, per portare nello schieramento un rapporto con quei settori che altrimenti non vanno al voto».

Sel ha votato un documento perché coalizione sia aperta. Altrimenti?, si chiede ancora al consigliere: «Altrimenti una coalizione che non è in grado di suscitare le forze è una coalizione che non vince. In Lombardia esiste un modello di esclusione, è a questo che noi dobbiamo opporci». E il resto di Sel? «La battaglia è apertissima. Quello che Vendola sta facendo in Puglia ha ricostruito l’unità, qui mi batto per aprire ai conflitti dentro questa crisi spaventosa. Il 2011, in Lombardia, sarà l’anno della devolution, nel listino delle destre potrebbero entrare il figlio di Bossi, Prosperini (l’ex assessore arrestato per presunte tangenti sugli appalti tv) e Abelli (deputato Pdl, marito di Rosanna Gariboldi che ha appena patteggiato due anni nell’ambito dell’inchiesta Montecity). Ma il Pd rinuncia a incalzare Formigoni».

Checchino antonini, Liberazione 22/01/2010

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