Published by Mario on 08 feb 2010

PROSPERINI E IL COMMERCIO D’ARMI

“Commercio di armi”. Con uno dei più sanguinari regimi africani, quello eritreo di Asmara. Che dà “appoggio logistico e militare a gruppi legati ad Al Qaeda”. E i soldi delle presunte mediazioni “utilizzati poi per finanziare parte della campagna elettorale del Ministro della Difesa”.

E’ il quadro sconcertante che, secondo quanto pubblicato sul settimanale L’espresso in edicola, vedrebbe coinvolto direttamente l’ex assessore regionale Prosperini, già in carcere per una presunta tangente ricevuta da TV private nella stipula di contratti per promuovere il turismo lombardo. E vedrebbe implicato anche il suo ufficio con sede al Pirellone.

Paladino a parole della lotta al terrorismo, ma in affari con le lobbies che potrebbero perfino sostenere e addestrare i talebani somali.

In sostanza, Prosperini sarebbe stato il mediatore tra imprenditori europei e governo eritreo per la vendita di armi. E a curare le operazioni, il suo segretario personale. Il tutto al riparo di una carica istituzionale e, addirittura, forse, di accordi di programma tra Regione Lombardia ed Eritrea.

La qual cosa deve essere assolutamente chiarita, dissipando qualsiasi ombra possa essere anche solo incautamente avanzata, come ha fatto l’Espresso. Occorre cioè, al di là delle responsabilità personali, togliere qualsiasi sospetto sul ruolo della Regione e su eventuali sue ulteriori implicazioni in questa sconvolgente vicenda.

Dopo lo scandalo di Oil for Food e del coinvolgimento di uno dei più stretti collaboratori di Formigoni – condannato per corruzione internazionale – con il regime di Saddam Hussein, quest’altra circostanza di traffici con una dittatura sotto embargo dell’Onu genera allarmi per la credibilità dell’istituzione lombarda, al punto che la sua tutela richiede un immediato chiarimento ed una responsabile quanto urgentissima presa di distanza dei massimi livelli.

Finora, però, solo silenzio, imbarazzo e rimozione, annegati nel frastuono dell’ormai avviata campagna elettorale.

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Published by Mario on 04 feb 2010

Desertificazione produttiva dell’area di Arese

Mario Agostinelli,  Capogruppo consiglio regionale Sinistra Ecologia Libertà

(Articolo da Il Sole 24 Ore)

La distruzione del potenziale produttivo dell’Alfa Romeo di Arese e la dissipazione del suo patrimonio tecnico – scientifico – professionale – sociale e umano, sono emblematici della crisi di prospettiva in cui è entrata la Regione Lombardia, una volta “locomotiva trainante” del Paese, oggi sfiancata da una retorica dell’eccellenza che si ferma alla propaganda.

Il silenzio in cui si è consumata per anni “l’uccisione dell’Alfa” e lo spezzatino case e megacentro commerciale annunciato come “rilancio” dall’assessore Rossoni la settimana scorsa, fanno del negligente abbandono di un “topos” evocativo di eccellenza industriale mondiale un campanello d’allarme per il futuro. Ho avuto la sorte di occuparmi di Arese da segretario della CGIL Lombardia fino al 2000 e poi di coordinare sotto la supervisione di Rubbia un gruppo di 36 ricercatori dell’ENEA che ha fornito alla Giunta Regionale una road map credibile e documentata per il reinsediamento di 7000 posti di lavoro nei settori che oggi chiameremmo di green economy. Non un sogno, ma una analisi condivisa da imprese e centri di ricerca disponibili a costituire quel Polo della mobilità sostenibile che aveva convinto nel 1997 una enorme assemblea sindacale di 4500 operai e tecnici a cambiare passo rispetto alla difesa passiva del prodotto auto individuale già allora in difficoltà.

Purtroppo la Regione, gli interessi immobiliari e la stessa Fiat si sono di fatto alleati per affossare un anticipo di futuro, che l’analisi recente del Wuppertal Institute conferma come necessario per uscire alla crisi, come attesta nel 2009 lo sforzo del 10,8% di investimenti della Germania nei settori della sostenibilità, contro l’1,08% dell’Italia abbagliata dal nucleare.

Eppure si trattava di un progetto necessario alla Lombardia, in grado di coniugare politiche industriali, qualità della vita, occupazione, emergenza ambientale e impegno pubblico: altro che ecopass!

La decisione di cambiare prodotto, sostituendo ad una merce tradizionale un “obiettivo sociale” come la mobilità sostenibile ha suggerito un ridisegno sistemico del trasporto di persone e di merci. L’area di Arese sarebbe diventata l’epicentro di un progetto che si proponeva la costituzione di un distretto innovativo per il settore automotive e il re-insediamento di attività manifatturiere, collegate alla possibilità di riduzione dei volumi di traffico, alla riorganizzazione della logistica delle merci, alla produzione di veicoli a basso impatto ambientale, alimentati da idrogeno ed elettricità ottenuti da fonti rinnovabili e inizialmente favoriti nella loro diffusione da una politica pubblica delle amministrazioni in stretto rapporto con il loro cittadini e, infine, sostenuta dalla diffusione delle strutture adeguate al loro successo.

Ma le istituzioni lombarde e il sistema delle imprese non si sono resi conto che Il cambio radicale del sistema dei trasporti, ormai vicino al collasso, costituisce una delle sfide più impegnative del secolo appena avviato. Cominciare ad affrontare dal punto di vista politico sociale economico industriale la riprogettazione del sistema di mobilità ha un significato che tocca una dimensione essenziale dell’esistenza moderna e delle opportunità di riconversione produttiva.

Invece le campagne “ambientaliste” (leggi: marmitte catalizzatrici o contenimento delle polveri sottili) hanno scandito annunci, minacciato divieti e rincorso centraline sempre a valle, lasciando gli interventi strutturali a monte sempre e solo sulla carta. Il modello Formigoni, tutto orientato alla messa a valore commerciale del suolo e delle aree (ancora Brunelli!), proprio a partire da Arese dimostra la sua incapacità a occuparsi di green economy e di specializzazione produttiva.

Ora siamo alla fine. Il master plan di Infrastrutture SpA (una società della Regione che ha ricevuto per questa esercitazione sulla carta di un paio di mesi 20 volte la cifra stanziata per il piano dell’ENEA elaborato in due anni!) coniuga la parola sostenibilità in una chiave opposta a quella indicata dai lavoratori di Arese: si tratta banalmente di “gradevolezza del sito”, come contorno allo sviluppo commerciale e residenziale. L’area produttiva è lì, con soli 700.000 metriquadri su due milioni, vuota, senza progetto alcuno.

Un esito a nostro giudizio deprecabile, che rappresenta uno spreco inestimabile se traguardato nel medio lungo periodo. Ma, si sa, il ritorno elettorale non richiede di guardare lontano.

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Published by Mario on 29 gen 2010

CENTRALI NUCLEARI: FORMIGONI DICE SÌ PER LA LOMBARDIA

E ora lo spieghi ai cittadini in campagna elettorale!

“La buona notizia diffusa dal Presidente della Basilicata sul parere negativo espresso a maggioranza dalle Regioni contro lo schema di decreto legislativo sulla localizzazione delle nuove centrali nucleari è accompagnata da un’altra notizia per noi deplorevole.

Lombardia, Veneto e Friuli – uniche Regioni – hanno preso posizione a sostegno del Governo e, quindi, risulterebbero favorevoli a ospitare impianti pericolosi per la salute e per il territorio.

Sfido quindi Formigoni a uscire dalla sua abituale ambiguità: se sono cinque i reattori previsti dal Piano Scajola e tre le Regioni disponibili, ci dica per quale località amena della Lombardia intenda convincere le popolazioni della sua sudditanza a Berlusconi.

E abbia il coraggio di farlo subito, in campagna elettorale”.

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Published by Mario on 29 gen 2010

SINISTRA ECOLOGIA LIBERTÀ IN CONSIGLIO REGIONALE

Da oggi anche nel Consiglio regionale della Lombardia è presente il gruppo consiliare di Sinistra ecologia libertà, di cui fanno parte Mario Agostinelli e Osvaldo Squassina.

“E’ significativo – dichiara il capogruppo Agostinelli – che il cambio di nome per il nostro gruppo da Sinistra Unaltralombardia a Sinistra ecologia libertà, il cui iter era già in corso fin dalla scorsa primavera, sia stato ufficializzato proprio in coincidenza con la grande affermazione di Nichi Vendola, leader nazionale di Sel, nelle primarie pugliesi”.

Fin dalla sua nascita, ci riconosciamo nel progetto di Sinistra ecologia libertà, soggetto politico impegnato nella costruzione di una sinistra plurale e unitaria, capace di coniugare valori e contenuti forti e non negoziabili con una proposta credibile di governo. Esattamente quello che Vendola è riuscito a fare in Puglia, con questi cinque anni da Presidente i cui frutti ha raccolto domenica, dentro una dimensione che per le caratteristiche assunte travalica di certo i confini regionali.

Il risultato di queste primarie ha una valenza straordinaria anche per noi in Lombardia, dove siamo impegnati a valorizzare i temi che da sempre ci contraddistinguono – per il diritto al lavoro, per la giustizia sociale, per l’acqua pubblica, per le energie rinnovabili e contro il nucleare – all’interno di un progetto concreto e praticabile di alternativa al modello Formigoni/Lega che da quindici anni domina la nostra regione.

Nichi è riuscito a restituire alla politica del centrosinistra entusiasmo, coinvolgimento e passione. E anche qui, in questa terra certamente difficile, Sel intende spendersi per ricostruire una speranza, la speranza del cambiamento”.

Milano 26 gennaio 2009

Published by Mario on 27 gen 2010

Vendola vince anche per noi

La democrazie e la sinistra sono debitrici ai 200.000 che nella fredda giornata di ieri si sono messi in coda per votare alle primarie in Puglia, decretando uno straordinario successo per Niki Vendola. Non un uomo del popolo, come vorrebbe una retorica che non ci piace, ma un amministratore che va incontro al popolo, che lo ha scelto con meccanismi di partecipazione sconosciuti nell’epoca in cui il plenipotenziario di Palazzo Chigi usa imporre i suoi candidati alla maniera in cui i feudatari incoronavano i loro valvassori.

I Pugliesi del centrosinistra hanno avuto la fortuna di poter dire la loro su chi è la persona giusta a rappresentarli e sono corsi ancor più numerosi che alle primarie precedenti per uscire dalla gabbia di ferro imposta da alleanze e calcoli da farmacista a cui ha accondisceso il PD. Hanno così confermato di voler contare per un futuro senza nucleare, per un’aria meno inquinata, per l’acqua pubblica, per contenere il consumo di suolo, per avere leggi contro la precarizzazione, per accogliere i migranti. Soprattutto orgogliosi di dare del Sud un’immagine non assistenziale, che non fa emigrare i giovani con talento, che fa il pieno di energia da sole e vento per combattere l’emergenza climatica.

Per tutto questo l’esito delle primarie pugliesi travalica i confini regionali: scalfisce il predominio berlusconiano lanciando valori e progetti alternativi e chiude la porta in faccia alla tentazione di voler fare tabula rasa appena ci si sposta a sinistra.

La differenza che ha segnato la vittoria di Nichi Vendola non è solo nel programma, pur sostanzialmente diverso da quello dell’altro candidato alle primarie, quanto nella passione. Vendola riesce ad appassionare alla politica, a dare senso all’impegno, a risvegliare l’entusiasmo, a dare respiro al desiderio di contribuire a rendere migliore una terra come quella dove si vive. Ciascuno sente di poter essere utile.

Ripeto da giorni che in Lombardia, dove da vent’anni Lega e Formigoni segnano la strada al governo nazionale, non si investe abbastanza nella partecipazione e nel trascinamento al voto di un popolo, non solo di sinistra, che si sta distaccando dalla politica perché la vive come mondo autoreferenziale. Si corre così il rischio di un insufficiente profilo della coalizione, con una rottura a sinistra che indebolirebbe la strategia di ricomposizione di tutto il fronte alternativo alle destre.

Un arco di forze che non è semplicemente la somma dei partiti, ma delle spinte di una società che ha voglia di tornare a vincere e di uscire dalla crisi fiduciosa nelle sue forze e rassicurata dalla risorsa della partecipazione. In Lombardia il centrodestra governa alimentando l’esclusione, ma niente è ineluttabile: si può aggregare e unire il fronte della proposta al cambiamento a cominciare dagli stessi temi elencati sopra, su cui Vendola ha guadagnato il consenso popolare che lo ha portato al successo di ieri.

Siamo ancora i tempo, usando una metafora per la regione che ripropone Formigoni da vent’anni, per costruire il modello pugliese della speranza da contrapporre a quello rumeno della grigia continuità.

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