mario agostinelli

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Bhopal, 25 anni dopo: il video della fabbrica maledetta

A distanza di 25 anni da quella maledetta notte tra il 2 e il 3 dicembre del 1984, quando a Bhopal (nello stato indiano del Madhya Pradesh) esplose un serbatoio nello stabilimento della Union Carbide, filiale di una multinazionale statunitense che produceva fertilizzanti e insetticidi agricoli, il governo indiano ha deciso di finanziare nuove ricerche per studiare gli effetti di quello che è stato a ragione definito il più grave indidente chimico della storia, e monitorare l’impatto delle sostanze tossiche ancora presenti nel sito della fabbrica ormai indisuso.
Quella notte, ricordiamo, una cisterna si surriscaldò fino ad esplodere, rilasciando ben 40 tonnellate di gas tossico, che si scopri poi essere isocianato di metile: questa investì direttamente le popolose bidonville adiacenti alla fabbrica.
L’isocianato di metile è un gas altamente reattivo, che attacca gli occhi e il polmoni, accecando e soffocando le sue vittime, così come colpisce il fegato, i reni, l’apparato digestivo, oltre al sistema nervoso e a quello immunitario.
Quella notte morirono circa 2000 persone (secondo le stime del governo), 5000 nelle successive 72 ore e circa 15.000 nelle settimane successive, secondo le organizzazioni che da allora si occupano delle vittime Nel 1989 il governo indiano – inizialmente costituitosi parte civile contro la Union Carbide – aveva chiuso la vicenda con un patteggiamento extragiudiziario: la multinazionale versava 470 dollari di risarcimento alle vittime e il governo rinunciava a future azioni civili contro l’azienda.
I risarcimenti vennero elargiti solo molti anni dopo e solo alle vittime riconosciute, circa mezzo milione di persone: 15mila rupie ciascuno (circa 400 dollari di allora) e una tantum, mentre a vedove e i disabili non sarebbe spettato proprio niente. L’annuncio – seppur tardivo – da parte del governo indiano rappresenta una piccola vittoria per tutti coloro che in questi anni non si sono mai arresi e hanno continuato a lottare per chiedere giustizia e “una vita in dignità e salute”, rivendicando risarcimenti ulteriori, cure sanitarie adeguate e il monitoraggio e la bonifica completa del sito dello stabilimento, ormai ridotto a un ammasso di rottami arrugginiti.
A proposito dello stabilimento di Bhopal: i gruppi e le associazioni che rappresentano i sopravvissuti lanciano un appello all’Unesco affinché quel che resta della fabbrica non venga smantellato, ma venga invece considerato un sito-monumento di importanza internazionale.
Qui di seguito il video della visita nel 2004 alla fabbrica maledetta.

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