REPOSITORY

Bilancio, Generale

Arg. n. 6 – ODG – Documento n. 0003

Seduta del 26/07/2006

Arg. n. 6 – ODG – Documento n. 0003:

“Documento di programmazione economico-finanziaria regionale 2007-2009, d’iniziativa della Giunta regionale”).

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AGOSTINELLI Mario

Grazie. Io ho ascoltato la relazione del Presidente di Commissione Rosi Mauro, ho registrato non solo il tono, molto pacato, ma anche l’esplicita adesione ad un progetto della Giunta che sembrerebbe francamente non mostrare crepe. In buona sostanza viene ribadito che la linea di fondo, su cui vengono strutturati tutti i programmi e tutte le Finanziarie, ormai da sei anni, riceve dalla maggioranza una totale adesione con linguaggi, da parte dei vari Gruppi, ormai uniformati. Credo sia, questo, motivo di soddisfazione per il Presidente Formigoni: ho sentito da Rosi Mauro un elogio entusiasta di una linea che non è soltanto legata ai temi del bilancio, ai temi strettamente o squisitamente finanziari, quanto piuttosto ai principi di fondo, la sussidiarietà orizzontale per esempio, l’idea della famiglia… – e qui c’è stato forse un errore, Rosi Mauro ha detto “dove l’uomo si realizza”: l’uomo e la donna magari, no? E poi la famiglia. Ma magari non ci si realizza soltanto lì, ecco.

E’ stato però un passaggio talmente forte – e lo dico come fatto politico, che ci preoccupa – questa adesione, anche del Presidente della Commissione Bilancio, ai principi di fondo, da invitarmi a fare un intervento squisitamente di natura politica, per prendere le distanze.

Lo sapete, noi abbiamo rispetto valori che ispirano questo DPEFR una profonda lontananza.

Tutte le volte, in Lombardia si ripropone pari pari una linea di fondo che il suo Presidente vorrebbe imporre a livello nazionale; del resto ha passato del tempo per cercare di spiegarlo anche in Senato e ora è rientrato qui, credo non deponendo le armi, e quindi preoccupandoci non poco. Questa linea di fondo è però profondamente distante dal documento presentato invece dal nuovo Governo, dal Dpef nazionale con cui abbiamo confrontato il Dpefr regionale, perché qualcosa è successo nel frattempo, in un contesto nuovo.

Con il Governo Berlusconi era probabilmente più agevole dare un contributo dalla Lombardia a una gestione nazionale; con il Governo Prodi insistere in questa direzione può creare, oggettivamente, delle difficoltà alla Lombardia.

E io vorrei parlarne un momento, anche perché insisto insomma: l’idea di una forte coesione dell’Unione qui in Lombardia rende più praticabile un nostro gioco di opposizione alla linea lombarda e anche di sponda alla linea nazionale.

Allora, il documento è fatto così: 102 pagine di taglia-incolla, posso dirlo – del resto è faticoso fare i documenti – con pezzi interi del PRS, che abbiamo già approvato e che mi sono riletto tutto. E vi risparmio qui le osservazioni già sollevate un anno fa.

34 pagine sono sul quadro legislativo e normativo, in parte sicuramente da mettere sotto osservazione, in parte quasi automatiche e ovvie; e poi 65 pagine ridescrivono il contesto socio-economico della Lombardia.

Non so davvero se un DPEFR debba riproporci un’articolazione così fatta, cioè un impianto, lo ripeto, inutile, a meno che si voglia dire “Noi continuiamo la nostra battaglia anche quando è cambiato il Governo”. Nel qual caso si tratterebbe di un messaggio politico, e penso che le 102 pagine, che io contesto profondamente, abbiano proprio questo significato.

Si dà, in un documento di programmazione economica, quindi non certo nel luogo più opportuno, un quadro sull’eccellenza della Lombardia e sulla soddisfazione dei suoi cittadini che non ha nessun riscontro nella gente che vive in Lombardia.

Insomma, è impossibile che una Giunta come questa non prenda atto del malessere che c’è – potrei portarli in giro io, se fosse necessario. È vero che in questo DPEFR si dedicano due pagine al lavoro, però se frequentaste un pochino quegli ambienti vi rendereste conto che non va così. E allora proviamo a riprendere, a partire da questo giudizio, alcune valutazioni.

Rifondazione Comunista, in un’iniziativa pubblica ha esaminato, con uno sforzo notevole, su indici statistici recuperabilissimi, pubblici, e che quindi potete controllare, le ragioni dello scarto tra il quadro idilliaco che fornisce la Giunta e il malessere che constatiamo.

Il dato che riteniamo utile che anche voi valutiate è il fatto che ormai il Prodotto Interno Lordo non è in grado di rappresentare di per sé la soddisfazione o meno dei cittadini rispetto ai propri governanti.

Il fatto che la Lombardia sia di gran lunga la prima Regione per Prodotto Interno Lordo pro capite, ma sia soltanto decima – negli ultimi aggiustamenti nona – per quanto riguarda gli indici della qualità dello sviluppo regionale, deve preoccupare perché non capita a nessun altro di avere uno scarto così grande.

Il Trentino, ad esempio, che è la seconda Regione per Prodotto Interno Lordo pro capite è la seconda anche dal punto di vista della qualità della vita. L’unica Regione che ha uno scarto 9 tra la qualità della vita e il Prodotto Interno Lordo è la Lombardia, gli altri hanno al massimo una differenza di 4 punti, ed è il caso delle Marche. Significa allora che la ricchezza è usata male e male è utilizzato il bilancio che stiamo discutendo.

Entro nel merito: la Lombardia è ventesima per ambiente, piccolo problema, no? E lo vedono tutti.

Poi non è vero, come dice Formigoni, che la Lombardia è il massimo per quanto riguarda la Sanità. E a parlare non sono indici di riferimento strani, ma l’assistenza domiciliare, lo screening dei tumori, le liste di attesa, la mortalità evitabile: la Lombardia si fa sopravanzare dal Friuli, dalla Toscana, dall’Emilia, dal Veneto, dalle Marche e dalla Liguria.

Poi potrete anche dire che non è importante, però siamo qui per discutere di questo, in Consiglio, giusto? … Int…Ma come non corrisponde al vero?

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PRESIDENTE

Scusi Presidente Agostinelli, lei non deve replicare a chi inopinatamente l’ha interrotta, quindi invito anche i Consiglieri a rispettare le regole.

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AGOSTINELLI Mario

Ha ragione, ha ragione. Ci preoccupa molto, però qui lo constatiamo tutti e credo che nessuno possa brontolare, che per quanto riguarda la partecipazione la Lombardia è al nono posto, pur avendo in tal senso una straordinaria tradizione. Del resto, basta, per esempio, vedere le lamentele rispetto al vostro DPEFR che hanno espresso CGIL, CISL e UIL e che dicono “Ma non ci avete nemmeno consultato”… Int…

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PRESIDENTE

Scusate, se ci sono le interruzioni poi calcolo anche il tempo.

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AGOSTINELLI Mario

Allora, partendo da questa constatazione voglio riportare due dati che di solito vengono confutati o non diffusi.

Il primo: siccome si dice che le ragioni di questi scarti dipendono dal fatto che i trasferimenti che la Lombardia fa al nazionale sono spaventosamente ingiusti e che c’è bisogno quindi non di federalismo fiscale, perché è un modo di dire, ma di tenerli qui, una volta per tutte, voglio ricordare che dall’INPS arrivano in Lombardia 31 miliardi di euro – ne potete trovare facile riscontro sul sito dell’INPS – mentre ne ritornano da qui 29 miliardi: quindi dall’INPS vengono dati alla Lombardia 2 miliardi in più, che sono – è vero Colozzi? – la metà del fondo di perequazione della Lombardia.

E allora anche questa storia che la Lombardia non ne può più perché deve tenere in piedi tutta l’Italia non è mica tanto vera. … Int…Eh ma è inutile che… ah io non devo replicare… È così però, voi mi dovete dire che non è vero, andate a dire che i dati dell’INPS non sono veritieri.

Sono o non sono 4,5 miliardi quelli di perequazione al fondo di solidarietà? Sono o non sono 2 miliardi quelli che l’INPS dà ai lombardi? Quindi se il disavanzo è 2 miliardi è più basso di quello che per esempio l’Emilia, che non si lamenta, dà.

E allora dirci – come è stato detto qui – che tutta l’impostazione, nonostante il referendum, di cui voi non parlate ma che c’è stato, nonostante la situazione nuova, il Governo nuovo, è per ribadire che occorre avere più soldi e trattenerne di più, non regge, è un atto politico che noi abbiamo tutte le ragioni per contrastare, dicendovi di più però: guardate che non ve li lasciano quei soldi lì. Allora non si fa un bilancio “come se”, no, il bilancio si fa con quello che c’è, non si può dire, come si legge nel documento, che “dato che tratterremo di più”, perché questo bilancio è fatto così, ipotizza che una parte più rilevante venga trattenuta.

Io non so se il vostro Presidente sia in grado di fare questo accordo, però sul bilancio non si fanno le cose che si dovrebbero fare ma quelle che si possono fare.

Certo che poi comunque non succederà niente, perché Infrastrutture S.p.A, Ferrovie Nord Milano e Finlombarda sono fatte in modo tale da non rendere trasparente il buco che si crea: lo nascondono lì. Guardate che sto dicendo una cosa precisa… Int…Come no? Voi dovete spiegare, ieri avete bocciato il nostro emendamento.

Volete fare una relazione su quanto trattiene Infrastrutture S.p.A. e quanto trattiene soprattutto Finlombarda? E su quanto sarebbe competenza del bilancio, che invece va a finire lì dentro? Questo è un problema politico. Io credo che l’abbiate fatto coscientemente e accortamente una cosa di questo genere. Perché lo dico? Perché quando noi siamo stati messi in allarme dalla CGIL, che ha fatto addirittura ricorso alla Corte Europea, all’inizio pensavamo fosse un atto – come dire? – di pura denuncia.

E invece no, è cambiata la mission di Finlombarda: Finlombarda incomincia a diventare sempre di più – come dire? – quasi una banca della Regione dove flussi di denaro vanno in direzione, per esempio della sanità, delle infrastrutture, e io ve ne dico una per tutte…

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PRESIDENTE

Presidente Agostinelli, la invito a concludere perché ha finito il suo tempo.

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AGOSTINELLI Mario

Arrivo alla fine. Per esempio, che Finlombarda utilizzi dei soldi per consigliare, anzi più di consigliare, per premere sugli Ato perché vadano a gara e non vadano in house, non è mica una cosa indifferente. Ma di questo parleremo domani a proposito del Pdl 120.

Avrei moltissimo in più da dire, poi però lascio a Muhlbauer e a Squassina un intervento determinato anche sulle cifre.

A noi ha fatto spavento per esempio, e qui finisco, che ci sono 15 milioni sull’avviamento al lavoro: ma insomma, se ne spendono 32 per le questioni di immagine e di comunicazione della Giunta, di cui il 43% sono per la Presidenza. E queste cose si fa fatica addirittura a dirle. Poi guardate che non me ne dovrei preoccupare solo io, tutti se ne dovrebbero preoccupare, a meno di aderire a un modello che io tra l’altro trovo abbastanza diffuso, e che, cioè, della Lombardia si parli soltanto attraverso la voce e l’avidità anche, che fa parte della politica, del suo Presidente. E proprio a questa mia osservazione collego l’agire incalzante che, da qui in avanti, caratterizzerà il lavoro di Rifondazione Comunista, all’interno dell’Unione, con cui presentiamo un emendamento comune, nell’affrontare questa fase nuova, perché – insisto – per noi il referendum e il nuovo Governo rappresentano davvero una fase nuova.


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