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BISOGNO DI UNITA’ E CASE DELLA SINISTRA (il Manifesto)

BISOGNO DI UNITA’ E CASE DELLA SINISTRA

Mario Agostinelli- Giuseppe Vanacore, Unaltralombardia

Tutti coloro che in questi anni hanno discusso e operato per la nascita di un nuovo soggetto politico unitario della sinistra non possono che compiacersi e unirsi politicamente a quanti adesso, all’indomani del congresso di Ds e Margherita, sostengono non solo la necessità dell’avvio di un percorso politico a sinistra del Partito democratico, ma addirittura l’urgenza di indicare i tempi e i contenuti di questo processo di aggregazione e di unità.

Il cambio di passo necessario non può però derivare solo dal timore prodotto dal vuoto lasciato dalla nascita del PD, con una riconsegna del processo di ricomposizione fin qui incompiuto agli “addetti” alla politica fin qui criticati. Già oggi troppe bandierine vengono piantate per indicare i punti di approdo secondo antiche ricette, dando per scontata una fase di riavvicinamento e di costruzione del “popolo di sinistra”, che è invece la questione più difficile con cui ora misurarsi.

Dato che rimane intatta la crisi tra società e politica e sono tuttora insostituibili i contributi del mondo del lavoro e di quei movimenti che hanno avanzato la lettura più realistica dei conflitti sociali in atto, gestendo una pluralità di esperienze locali, territoriali, nazionali e globali, ci sembra opportuno insistere su un rilancio dal basso di un processo unitario che finalmente riceve attenzione anche dall’alto. Per evitare così un pericolo reale e colmare anche con un paziente lavoro di inchiesta la frattura in corso, tanto più adesso che lo scossone dato alla politica dalle lotte sociali pare per buona parte assorbito, mentre sindacato e movimenti sembrano incapaci, in questo momento, di aprire da soli una nuova stagione.

A sostegno di questo percorso, riprendiamo qui i tratti di una esperienza che da tempo si è consolidata nella nostra regione e che, mettendo in comunicazione piani di movimento, organizzazioni politiche e sociali locali e rappresentanze nelle istituzioni, ha cercato di aggregare attorno a Unaltralombardia, a Socialismo XXI, alle Camere del lavoro, al Contratto per l’acqua, alle lotte ambientali e per la riconversione industriale e per la pace, un’attenzione che, pur guardando soprattutto all’esperienza di Sinistra Europea, non si è chiusa nella sola dimensione dei tradizionali organigrammi politici.

A nostro avviso, contenitore e contenuti devono procedere di pari passo. Le straordinarie novità che ci vengono poste da una diversa qualità del conflitto sociale rispetto al passato, richiedono una metabolizzazione da parte delle culture che hanno segnato e orientato le organizzazioni politiche da cui proveniamo, che non è scontata. I cambiamenti in corso sono più profondi delle nostre radici e spesso più veloci anche dei nostri documenti di analisi: per questo una navigazione a vista e qualche mossa elettorale non sono risolutive, pena, come dovrà constatare il nascente PD, l’ulteriore distacco dalla politica e risposte chiuse negli apparati e nelle coalizioni di governo.

Dal cambiamento climatico viene una percezione del tempo a ritroso, una attenzione alla sopravvivenza della specie e al concetto di decrescita, che non stanno automaticamente nel bagaglio delle sinistre che si andranno ad unire; così come la multiculturalità e la valorizzazione del pluralismo o la constatazione cruda della sconfitta e della solitudine del lavoro, o ancora la completa uscita di campo della razionalità economica dai principi di governo della globalizzazione, che non prevedono la salvaguardia dell’ecosistema e del legame sociale, richiederanno un ritorno di verifiche e di risposte che allo stato attuale lasciano interi ceti sociali in balia delle destre.

Questo vuoto di proposta è ormai senso comune, che si percepisce sul territorio e nei racconti quotidiani delle persone, ma che non giunge a livello del Governo ed è, invece, salvo l’eccezione di pezzi rilevanti della politica nazionale che si rimettono in gioco e che costituiscono la novità di questa fase attuale, una richiesta impellente per una sinistra rinnovata.

Perciò, la messa in comunicazione di questi due piani – territorio e rinnovamento dei partiti – è la chiave di volta a cui noi pensiamo.

Senza questa attivazione, la risposta del PD alla crisi del nostro sistema politico, senza dubbio moderata e condizionata dal pensiero liberista, troverebbe un successo anche tra le lavoratrici e i lavoratori non più direttamente rappresentati, perché è cresciuta e si è consolidata la convinzione che spetti al mercato il compito di regolare non soltanto gli scambi delle merci, ma anche altri beni materiali e immateriali come l’acqua, l’energia, l’istruzione o la salute. E all’impresa si è appaltato il compito di assicurare la modernizzazione e il processo di accumulazione necessario per la produzione dei beni e la riproduzione sociale. Senza tener conto che proprio l’impresa capitalista ed il mercato hanno minato la possibilità di futuro e spostato l’attenzione sulla crescita delle merci anziché sulla salute della biosfera.

C’è quindi una relazione stretta e oggi decisamente biunivoca tra movimenti e formazioni politiche nascenti a sinistra. Ma così come il movimento si è convinto della necessità di essere plurale ma unitario e vede nella divisione il suo dissolvimento, così la sinistra deve costruire qui ed ora la sua unità, plurale, rappresentativa, democraticamente espressa oltre le vecchie componenti. Da qui la necessità di un processo circolare basso-alto-basso in contemporanea col persistere di un autonomo movimento dal basso. Occorre essere nei fatti alternativi al metodo con cui nasce il PD. Crediamo che sia inevitabile e necessario pensare nel territorio ad una forma organizzativa il più libera possibile, una forma di federazione a rete, ad esempio, che consenta la più ampia libertà di partecipazione. Si potrebbe pensare che le strutture di base di questa rete sono le Case della Sinistra. Esse, che sono case della democrazia, adottano come metodo di funzionamento quello del consenso: quindi operano fattivamente per l’unità di soggetti di diversa provenienza. Quando vanno in rete, incrociano i nodi verticali delle organizzazioni politiche che fondano il “Cantiere” a livello Regionale e Nazionale e, quindi, spingono dal basso l’auspicato e necessario processo di unità politica anche ai livelli superiori e a quelli istituzionali. In buona sostanza, estendendo la metafora sindacale, il modello che tendiamo a prefigurare nel rapporto tra Case della Sinistra e Cantiere , tra nodi territoriali e organizzazioni politiche , è quello che ha retto la democrazia sindacale nel complesso rapporto tra RSU e Confederazione.

C’è oggi in atto un peggioramento sempre più palpabile delle condizioni materiali di milioni di persone singole e delle loro famiglie, mentre alle nuove generazioni viene presentato il conto di uno sviluppo distruttivo della natura e socialmente ingiusto. In questo processo, a differenza del passato, sono coinvolti pesantemente i giovani assieme ai lavoratori e ai pensionati, che cercano una rappresentanza politica che per dare sicurezza e indicare con determinazione soluzioni praticabili nell’esercizio dei diritti, del lavoro e nella garanzia di un reddito sufficiente per una vita dignitosa e di un futuro di civiltà. Ad essi ci si deve rivolgere.

Si tratta dei presupposti necessari e sufficienti per evitare che l’enfasi dell’unità si scontri presto con i distinguo capziosi dei guardiani di piccoli giardini, intorno ai quali sono stati eretti alti steccati che impediscono di vedere aiuole aride o incolte.

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