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Domani si riunirà, a San Pietroburgo, il G8 per discutere d’energia

Domani si riunirè, a San Pietroburgo, il G8 per discutere dèenergia. C’è, sui problemi energetici, un gran bisogno di scelte innovative e radicali. Le sollecitano le tragiche conseguenze dei cambiamenti climatici e la scarsitè di risorse fossili non rinnovabili, incapaci di soddisfare una domanda dèenergia in costante crescita. Non sono questi i problemi che, i ècosiddetti potenti della terraè, discuteranno a San Pietroburgo, sebbene unèimportante sollecitazione, a metterli allèordine del giorno, sia venuta dalla presa di posizione delle accademie delle scienze di tutti i paesi del G8 e di Brasile, Cina, India e Sud Africa. Evidentemente, oltre alla comunitè scientifica, serve anche una forte mobilitazione sociale, per scuotere lèimprevidenza e la propensione alla guerra dei leader del G8. In un articolo sul Manifesto, Mattioli e Scalia, chiamano in causa i portavoce del èContratto Mondiale per lèenergia e il climaè, perchè assumano il compito di una diffusa sensibilizzazione delle popolazioni su un progetto energetico capace di portare il mondo fuori dai combustibili fossili e governare il cambio di clima.

Eè quanto cercheremo di fare il 14 Luglio a Pietroburgo e nei giorni di preparazione e contestazione del summit. Organizzeremo, a Mosca, due seminari con la societè civile e i movimenti, mentre alcuni membri del Comitato Scientifico illustreranno le proposte del ècontrattoè allèincontro nella capitale russa dei rappresentanti delle Universitè di tutto il mondo.

Una lettura attenta, del documento delle Accademie delle Scienze, conforta molte delle posizioni radicalmente innovative che il ècontrattoè sostiene: quando suggerisce di dare prioritè alla questione dei trasporti, sotto il profilo della riduzione dei bisogni di mobilitè di persone e merci o quando individua la chiave di volta del cambiamento di paradigma, nel decentramento della produzione dèenergia, su piccola scala e con fonti e risorse locali. Eè invece Insufficiente lèenfasi data, dagli accademici, alle energie rinnovabili rispetto a quella concessa al rilancio del ènucleare sicuroè e del ècarbone pulitoè, due ossimori che possono ancora resistere nei laboratori di ricerca, ma che non troveranno mai consenso democratico e credibilitè sociale.

Eè evidente che lèefficacia delle nostre iniziative dipenderè da quanto riusciremo ad influire sui lavori del G8. Un buon segnale sarebbe costringerlo a fare i conti con lèapplicazione integrale ed estesa anche a Stati Uniti Canada e Cina, del protocollo di Kyoto, la cui infrazione provoca enormi conseguenze e pregiudica unèevoluzione dellèaccordo verso le indispensabili mete piè cogenti. Non serve, per realizzare Kyoto, proporre come alternativa al fossile, il nucleare, tecnologia èintrinsecamente insicuraè e incapace di smaltire i rifiuti che produce.

Il caposaldo, di scelte innovative, dovrè essere in primo luogo la promozione di un diffuso progetto dèefficienza e usi razionali dellèenergia. Basterebbe una decisione politica e investire poche risorse per garantire ed estendere gli attuali servizi energetici, producendoli perè con il 30% di fonte primaria in meno di quella che si usa ora. Questo, insieme ad una forte diffusione delle vere rinnovabili, deve essere il centro di politiche energetiche capaci contemporaneamente di garantire energia a tutti e ridurre i gas serra.

Ancora piè forte dovrè essere la nostra pressione sul governo italiano. Infatti il progetto energetico, presentato dal ministro Bersani, non va nella direzione giusta. Emerge una vocazione prosaicamente commerciale, unèidea dellèItalia come èpiattaformaè per la logistica dei grandi transiti commerciali e per lo stoccaggio di gas fossile da destinare, non solo al consumo ma addirittura alla vendita. Una politica suicida che,del protocollo di Kyoto, assume solo i costi e non le opportunitè e che, al G8 di San Pietroburgo, non farè giocare alcun ruolo, se non quello di copertura e subalternitè delle scelte americane che negano lèesistenza stessa dei cambiamenti climatici o alimentano guerre per il controllo dei giacimenti petroliferi rimasti. Sarebbe molto grave se si tentasse di procedere con atti dèurgenza. Al contrario, il governo prenda lèimpegno, entro lèautunno, di predisporre un piano energetico nazionale, con una coerente visione dei fabbisogni e delle soluzioni da privilegiare. Non esiste una sola soluzione ai problemi energetici. Si tratta di scegliere fra quelle che promuovono la concentrazione di potere e ricchezza nelle mani di sempre meno persone, quelle che aggravano i cambiamenti climatici in atto e la dipendenza e lèinsicurezza di milioni di cittadine e cittadini, oppure quelle che invece favoriscono la democrazia, ravvivano le culture locali e convivono con lèambiente sociale e naturale, con riflessi importanti anche sullèimmigrazione e le guerre. Fare la scelta giusta dipende anche da quanto sapremo disturbare gli otto manovratori.

Mario Agostinelli e Massimo Serafini

del contratto mondiale per lèEnergia e il Clima

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