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Intervento di Mario Agostinelli all’assemblea costitutiva di Sinistra Europea

Intervento di Mario Agostinelli all’assemblea costitutiva di Sinistra Europea

Roma, 24 settembre 2006

Energia: politica e movimenti

Cerco di contestualizzare, nel percorso di costruzione della Sinistra Europea, la svolta politico-culturale in corso sulle questioni dell’energia. Un contributo che il movimento dei movimenti, da Porto Alegre 2005, sta elaborando attraverso campagne articolate nei diversi continenti e originalmente interpretate nel panorama europeo anche dalla sezione italiana del “Contratto mondiale per l’energia e il clima”.

Si tratta di un contesto propositivo, una cornice decisamente alternativa, una prospettiva di conflittualità diffusa, che assume la distruttività del modello di crescita e l’irreversibilità della catastrofe ambientale a essa collegata come punti d’attacco per l’abbandono del paradigma energetico basato sulle risorse fossili ormai in esaurimento. Una traiettoria di costruzione dell’alternativa ancorata alla valorizzazione della vita e caratterizzata dall’ integrazione della fonte solare nell’organizzazione della società. Una strategia di intervento che fornisce ai movimenti di resistenza contro gli insediamenti territoriali di centrali, rigassificatori, bacini idroelettrici, inceneritori, uno sbocco concreto e costruttivo.

C’è una consapevole connessione tra un definitivo consolidamento del Contratto mondiale per l’energia, previsto per il Forum mondiale di Nairobi 2006, e il radicamento territoriale ormai irreversibile del Contratto mondiale per l’acqua. Il richiamo alla vita – così evocativo per l’acqua e così connaturato all’immagine del sole come fonte non inquinante – è la chiave di volta anche di un approccio innovativo al tema dell’energia. Un approccio culturalmente inesplorato, che supera e abbandona l’immagine “muscolare”, potente, concentrata e dissipativa dell’energia tipica della combustione del petrolio e del carbone, per scegliere il percorso di una integrazione territoriale delle fonti energetiche equilibrata, contenuta e diffusa, naturalmente associata alle energie rinnovabili.

Mi interessa qui fare riferimento alla concreta ed effettiva esperienza di costruzione territoriale di un contributo alla Sinistra Europea che un possibile nodo della futura rete confederale – Unaltralombardia – sta sviluppando in una regione ricca e fortemente compromessa sul piano della qualità sociale e ambientale.

La Lombardia è oggi in profonda crisi: il suo apparato industriale è in declino; i servizi messi sul mercato minano alla base i diritti sociali; la precarizzazione del lavoro frammenta la funzione democratica e la capacità di trasformazione storicamente acquisita dall’organizzazione sindacale; la politica di privatizzazione di Formigoni depotenzia l’azione pubblica ancor oggi indispensabile per qualsiasi ipotesi vincente di inclusione, di solidarietà e di giustizia.

La crisi dei territori lombardi è percorsa da grandi mobilitazioni e da una vivacità sociale a cui la politica non sa offrire ancora una sponda adeguata. Il fiorire di piattaforme radicali nelle analisi e nelle proposte che ne conseguono, pone problemi politico-istituzionali inediti, a cui la sinistra moderata non sa offrire soluzioni.

Anzi, sono proprio la formazione incerta e la deriva continuista dell’Ulivo lombardo ad aumentare le distanze tra società e rappresentanza e a cercare nel federalismo competitivo le risorse per alimentare l’illusione di poter perpetrare un modello di sviluppo e di crescita giunto ormai al capolinea.

Gli abitanti dei territori della nostra regione vivono nella loro esperienza l’incongruenza di un modello di mobilità fondato sull’auto privata individuale, mentre il carico di distruzione comportato da un modello di vita, di produzione e di consumo oltremodo energivoro, finisce col bloccarne ogni possibilità di espansione.

Anche in Lombardia, come negli Usa di Bush, la difesa di un way of life comporta esclusione, limitazione della democrazia e un crescente carico di violenza, che i movimenti leghisti e la destra compassionevole di Formigoni hanno assecondato.

Logico quindi che i movimenti di alternativa e la sinistra radicale in Lombardia abbiano già incrociato le questioni del modello energetico in vigore e le contraddizioni poste dal suo mantenimento in vigore e che le basi del contratto mondiale per l’energia abbiano qui un ascolto e una traduzione immediata.

Il conflitto politico in corso sulla privatizzazione delle risorse energetiche; la lotta delle autonomie locali contro l’imposizione della nuova legge regionale sull’acqua tesa a escludere affidamenti “in house”; le battaglie contro l’insediamento di centrali a Offlaga, a Mantova, a Brescia e a Bertonico; i contrasti sui piani industriali e sulle fusioni finanziarie delle grandi ex-municipalizzate (Aem, Asm, Linea Group) finite in Borsa, sono tutti pezzi di un mosaico in composizione e in transito faticoso e conflittuale verso una democratizzazione, un decentramento e una rinnovabilità delle risorse energetiche.

Queste lotte locali hanno bisogno di un quadro organico in cui inserirsi e il modello territoriale, a rete e confederale di Sinistra Europea sembra essere il più produttivo e potenzialmente foriero di successi.

Oggi, semmai, sono proprio il livello nazionale di indirizzo e l’azione di Governo, anche da parte dell’Unione, ad essere più esposti.

Il decreto Bersani sull’energia, lo spostamento del dibattito sui rigassificatori anziché sulla riduzione dei consumi e sul mix di fonti fossili/rinnovabili adatte ad una transizione che escluda da subito carbone e nucleare, fanno arretrare pesantemente l’azione politica e contribuiscono ad una diseducazione dei cittadini e alla riduzione della questione energetica a problema di costi, anziché alla considerazione degli effetti sulla biosfera, sulla qualità della vita, sul clima, sulla espansione o riduzione della democrazia partecipativa.

La tremenda attualità e l’urgenza di un cambio del paradigma energetico è sotto i nostri occhi, ma non sembra avere rappresentanza in politica. Anche qui, a partire dalla concretezza di programmi e contenuti radicali, sta la positiva potenzialità di una innovazione come quella della Sinistra Europea. Perciò occorre rilevare che il documento oggi presentato coglie solo marginalmente le questioni che sto illustrando: perciò andrà integrato e ulteriormente precisato.

Provo a riassumere di seguito alcuni tratti di una necessaria svolta nei contenuti e nei programmi di cui la Sinistra Europea si dovrebbe provare a far carico e che sono conseguenza delle novità che il “contratto” mette in luce:

La conclusione dell’epoca della piena disponibilità di fonti di energia accumulate in miliardi di anni nelle viscere della terra dal sole, corrisponde ad una contemporanea restrizione degli spazi di democrazia economica e politica e ad una ulteriore militarizzazione del pianeta. Perciò il superamento dei fossili è un oggettivo contributo alla pace.

Il ricorso diretto alla fonte solare corrisponde ad una gigantesca trasformazione sociale e organizzativa dei tempi, della redistribuzione tra relazioni “immateriali” su reti corte e comunicazioni “materiali”su reti lunghe, della progettazione di prodotti socialmente desiderabili, dell’organizzazione della produzione addirittura su scala mondiale, che vanno governate in anticipo, democraticamente, in un contesto locale-globale.

Vanno costruite e adottate soluzioni tecnologiche diverse da luogo a luogo, eppure disponibili sul territorio, così da affrontare con successo e con modalità diffuse la soluzione ai cambiamenti climatici e la lotta alle povertà. Ormai siamo al passaggio da considerazioni geopolitiche ad una politica della biosfera: l’energia è vita e relazione; è abitare, ordinare la società,ancor prima che incessante trasformazione “muscolare” della natura, a discapito della sopravvivenza.

I processi di privatizzazione vanno bloccati e l’energia, come l’acqua, va considerata un bene comune.

Si tratta quindi di mettere in campo un enorme sforzo culturale, a dimensione europea: l’Unione Europea è in ciò più avanti dei singoli Paesi e la Sinistra Europea se ne deve e può far carico.

Nell’ illusione della crescita, incentivata dall’illusoria disponibilità “infinita” di fonti fossili, è cresciuta anche la separazione tra governanti- professionisti dell’azione di governo – e governati- sempre più identificabili con il territorio, luogo per eccellenza dell’ equilibrio, dell’integrazione delle risorse naturali, della materialità dei processi vitali, della valorizzazione delle reti sociali.

Nel territorio e sul territorio i movimenti vivono il rapporto immediato con i problemi, le rivendicazioni, le trasformazioni e le scelte, nei termini e secondo le modalità di una rappresentanza diretta, mentre portano una critica serrata alla democrazia delegata, che vale solo nel momento elettorale e si separa dai momenti partecipativi appena cala l’attenzione. Fare da spettatori tra un’elezione e l’altra è impraticabile sul territorio e la crisi della democrazia espone qui il suo nervo più scoperto. I problemi di una svolta energetica, così come sono stati qui descritti, sono squisitamente e prevalentemente a dimensione territoriale, anche se vanno coordinati e inseriti in un contesto vasto e in un’ ottica globale. Allora, quella “critica del potere come stanza dei bottoni” contenuta nel documento dell’assemblea odierna, può ricevere da queste considerazioni e dal tema del governo dell’energia un contributo molto concreto.

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