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Forum Sociale Mondiale

Korokocho val bene una messa

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Mario Agostinelli

Affascinato dai colori della marcia di apertura del Forum Sociale Mondiale di Nairobi che si raccoglie nell’Uhuru Park e con le orecchie zeppe dei ritmi che accompagnano i gruppi che sfilano interminabili, inciampo in un sorridente Alex Zanotelli, maglietta verde con disegni bianchi e uno zainetto pieno di cose per i suoi amici.

“Vieni a Korokocho domattina”, mi dice abbracciandomi, “ci porti Bruna e un po’ di Italiani e fate messa con me, Marcelo Barros, Tonio Dall’Olio e Daniele Moschetti, che e’ di Castiglione, è piu’ bravo di me e vede volentieri qualcuno di Venegono”. Obietto che la sorpresa e il regalo sono per noi e che andare a messa va anche bene, visto che cosi’ qualcuno ci porta negli slums africani, dai quali il tassista interpellato dice che e’ meglio girare al largo.

Poco dopo la notizia gira e si fa un pullmann, piu’ sicuro delle auto e caracollante lungo strade trafficatissime e affiancate ora da grattacieli, ora da baracche fatiscenti.

Naturalmente stupisce ed incuriosisce vedere Alex in una citta’ mostruosa e affollata, riconosciuto da bambini e da donne che lo ricordano dopo cinque anni, anche distanti venti chilometri dalla sua Korococho.

La fine del mondo a cui ci riteniamo abituati e che ci è reso anche dalla fortuna di viaggi nei Paesi più diversi, si presenta ai limiti di una grande discarica, che svela alle sue spalle una enorme voragine riempita di lamiere accartocciate, di cartoni puntellati, di recinti aperti, dove si cucina insieme, si dorme ammucchiati, si baratta di tutto. Una strada larga ed una piu’ esile ad essa parallela e poi fogne a cielo aperto, che tracciano vicoli lungo i quali si aprono abitazioni, botteghe e catapecchie, che alloggiano chiese riformate o moschee, baretti con un bancone sbilenco e privi di sedie per mancanza di spazio. Il pullmann arriva a fatica al centro creato da Alex, quando decise di lasciare la casa parrocchiale di Karabangi per condividere fino in fondo la vita dei suoi futuri parrocchiani.

Visitiamo così una scuola tutta illustrata a murales ( i muri sono i sillabari) e ci sistemiamo in una grande arena dove si celebra la messa. Una cinquantina di Italiani “altermondialisti” ( ed io per primo) con l’aria di chi assiste alla cerimonia per non fare uno sgarbo ad un grande uomo, ben presto travolti da uno dei piu’ intensi e spettacolari riti di comunicazione, condivisione, compartecipazione che si possa ricordare.

Tre ore di narrazione dove i concelebranti e le oltre duemila persone che si stringono attorno ad un sentire comune, assaporano tutto quanto prende forma di vita, di relazione, di imagine e di suono in un ambiente di povertà assoluta. Zanotelli in verde, Moschetti in rosso, Barros in viola, Dall’Olio con troppa pancia per una tunica da poveri. Una predica incredibile: “il Social Forum e’ il nostro Giubileo e ce lo dobbiamo meritare. E’ una occasione di lotta per la giustizia: la partecipazione di massa e’ la chiave del suo successo, la cifra della possibile riappropriazione dell’evento da parte degli emarginati”. Perciò Moschetti ha trattato millecinquecento pass a tariffa minima per gli abitanti dello slum portandosene a casa quattromilacinquecento secondo un rigoroso esproprio proletario….

Salgono sull’altare-palcoscenico cinque giovani poverissimi, laceri, macerati ed una donna segnata dall’aids; chiedono il microfono e vogliono risalutare Alex e abbracciarlo e ricordargli che “c’e’ speranza a Korokocho”.

La messa si conclude con tamburi, canti e ola da stadio, ma nessuno di noi vorrebbe che finisse. Bruna ed io veniamo presi per mano da tre donne e accompagnati nel ghetto. Le donne in Africa sono qualcosa di certo, di maturo e irriducibile: lo vedremo nei giorni successivi al Forum, dove quelli di Korokocho terranno dimostrazioni e due grandi seminari sui diritti umani e sulla vertenza per la casa che stanno conducendo assieme ad altri abitanti della Nairobi diseredata Nella nostra camminata viene da sorridere a vedere un annuncio dell’incontro Arsenal Manchester da seguire alla televisione del bar principale – una baracca sei metri per quattro – e viene da fremere a vedere le code attorno ad uno dei pochissimi rubinetti dove l’acqua costa sette volte quella delle case del centro ricco della città.

Quando il pullmann riparte e’ tale la ressa affettuosa che il veicolo si incastra nello stretto cancello che porta alla scuola: ognuno suggerisce all’autista cosa fare, ma i consigli meno sensati e meno realistici li dà Alex. Per fortuna fa il missionario e l’agitatore poltico, non l’autista….

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