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ODG, Interrogazioni

Progetto di legge n. 0212: “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario”

Arg. n. 5 – ODG – Progetto di legge n. 0212: “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario”, d’iniziativa della Giunta regionale.

Abbinato a PDL n. 0221: “Disciplina del sistema integrato di servizi sociali e socio-sanitari alla persona e alla comunità”. D’iniziativa dei Consiglieri regionali Oriani, Fabrizio, Valmaggi, Porcari, Gaffuri, Benigni, Galperti, Adamoli, Bonfanti, Cipriano, Civati, Mirabelli, Pizzetti, Prina, Spreafico, Squassina Arturo, Tosi, Viotto, Concordati e Sarfatti.

Abbinato a PDL n. 0232: “Legge quadro sul sistema integrato di interventi e servizi per i diritti di cittadinanza sociale delle donne e degli uomini in Lombardia”, d’iniziativa dei Consiglieri regionali Agostinelli, Monguzzi, Muhlbauer, Squassina Osvaldo, Saponaro e Storti.

Unificati in: “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario”.

Sull’ordine dei lavori per questione sospensiva ai sensi dell’art. 63 del Regolamento.

> Continuazione illustrazione degli ordini del giorno dalla seduta del 26/02/08).

LEGGE SOCIO SANITARIA ODG

Sì, rispettando una decisione comune, mi sembra utile accorpare tutta una serie di motivazioni che stanno alla base dei nostri ordini del giorno ed esplicitarne non solo la ratio ma anche il grado di priorità di alcuni rispetto ad altri.

Quindi io faccio un’illustrazione orientativamente di mezz’ora, che accorpa tutta una serie di valutazioni, lasciando poi agli altri, in particolare ad Osvaldo e Arturo Squassina, il compito di integrare quello che – a nostro giudizio – è l’aspetto più decisivo della nostra azione in questi tre giorni di Consiglio in cui abbiamo giocato la carta eccezionale dell’ostruzionismo.

Allora, una parte consistente dei nostri ordini del giorno punta a reintrodurre un’impostazione di tipo universalistico, e cioè ad eliminare un rapporto con le condizioni dipendenti dalla rete di offerta per ripristinare come punto focale e come punto di riferimento il diritto della cittadinanza attiva.

Noi l’abbiamo definito così e il nostro progetto di legge è estremamente esplicito al riguardo.

Noi pensiamo che un’impostazione di tipo universalistico possa essere ancora recuperata e ci batteremo perché con alcuni emendamenti questo aspetto venga reintrodotto all’interno dell’impostazione del progetto di legge.

La seconda grossa questione sta nella perdita di potere diretto da parte dei Comuni e da parte perfino delle ASL, che sono implementate soltanto in funzione sostitutiva dei Comuni e in funzione ascendente verso la Regione, e questa perdita di prerogativa separa i piani sociali, i piani di zona, dalla elaborazione diretta delle Assemblee elettive.

Io vorrei farvi constatare il fatto che la decisione in un Consiglio comunale di approvazione di un piano di zona a questo punto non è di per sé più esauriente: occorre che poi la consulenza dell’ASL e che l’integrazione dei servizi e della rete, attraverso l’intervento della Regione, lo validi.

È un aspetto, questo, completamente nuovo, che probabilmente è così tecnico da essere trascurato, ma ha una valenza politica molto negativa.

Se lo spiegate, come abbiamo fatto noi, agli operatori di zona, agli operatori sociali, questa cosa crea un’enorme reazione.

Ecco, ancora: noi continuiamo a pensare – qui ci sono dodici ordini del giorno in questo senso – che l’accompagnamento dall’assistenza nel letto, nelle RSA in modo particolare e in tutte le strutture socio-sanitarie, alla riconsegna a casa, abbia bisogno di strutture e di soldi ad hoc.

Per quanto riguarda l’obbligo di compartecipazione a carico dei parenti, tenete conto che – facevamo un minimo di valutazione – ci sono solo tre Regioni in Italia che prevedono una compartecipazione da parte dei parenti quando il ricoverato è indigente.

È una forma di prevaricazione, io credo addirittura che abbia dei limiti costituzionali, cioè il diritto all’assistenza dipenderebbe dal fatto che la famiglia possa sostenerlo. E, tutto sommato, il fatto che le rette vengono caricate in maniera esorbitante sulla famiglia ha la caratteristica di una negazione di diritto, che è – lo dice la Costituzione – non di natura familiare ma personale.

Tenete conto che c’è tutta una impostazione nel pdl, e addirittura delle diciture sulla famiglia, che non hanno alcuna rispondenza in termini di assicurazione dei diritti e di livelli essenziali di assistenza. Invece qui c’è un continuo inquinamento; d’altra parte è l’ispirazione fondamentale di questa Regione, quella di fare della famiglia non solo l’ammortizzatore sociale – e su questo siamo d’accordo anche noi, ma il luogo di copertura dei costi che invece devono essere a carico dello Stato.

È un motivo di spoliazione contro cui noi combattiamo, ma che è guardato con sufficienza. Devo dire che c’è un po’ un atteggiamento da Pravda dei giornali lombardi.

Non so come mai una tenuta del dibattito su cose importantissime per i cittadini, non possa trovare la minima attenzione fuori, sulla stampa e nelle TV.

Non so, pensate ai giornali più rilevanti, pensate a Repubblica ad esempio, pensate a giornali che tutti i giorni si arrabbiano perché la politica perde senso, ma non parlano dei problemi dei lombardi quando questa se ne occupa.

Eppure io vivo in un Comune dove la costruzione della Casa di Riposo è seguita con un’attenzione estrema e si fanno Assemblee per chiedere quanto costerà, chi ci andrà dentro, etc.

Lo dico chiaramente alla Consigliera Peroni, relatrice di maggioranza così attenta su tutta la vicenda: la questione della compartecipazione, quanto la questione della non autosufficienza, quanto la questione della creazione di sportelli vicini all’assistito, è elemento ancora di possibile confronto.

Punteremo a questo, ad avere dal confronto quello che democraticamente ci si può aspettare, e lo valorizzeremmo, se lo otterremo.

C’è poi un punto che, senza esagerare, definisco odioso.Noi pensiamo che in questa fase utilizzare, anche ai fini della campagna elettorale che si apre, una forzatura ed un attacco alla 194, all’autodeterminazione delle donne e alla loro scelta di fronte alla maternità, sia non solo un errore ma una prevaricazione verso una conquista di civiltà che non può essere decisa a maggioranza. Cioè negare l’applicazione tout court di una legge che noi chiediamo che venga applicata, significa cancellare la frase “Tutela della vita fin dal suo concepimento” come obiettivo dei servizi socio-assistenziali.

La questione del concepimento è da sempre legata non ad una definizione scientifica o biologica dell’atto, ma alla formazione di una identità e di una persona che, finché non è tale, è soggetta al diritto di chi la ospita nel grembo e anche – se si vuole – al consiglio e al volere di chi l’ha fatta ospitare. La madre che ha dalla 194 la garanzia che non deve ricorrere né ad occultare le proprie intenzioni né a subire danni irreparabili, anche dal punto di vista delle sue future maternità. Non è un buon diritto alla vita quello che costringe le donne poi a non partorire più, se in un certo momento hanno deciso di abortire: lo stesso vale per la pillola del giorno dopo.

Qui mi sembra che voi abbiate tentato una forzatura, che non ha senso all’interno di uno Stato laico e pluralista.

Badate che il discorso del concepimento come lo fate voi, riguarda una sfera non universale, che è la sfera del sacro in questo caso, e che spesso la connessione tra sacro e potere ha portato a delle situazioni estremamente dannose.

Io non vorrei che anche per i cattolici l’idea del sacro, che è un’idea profonda e che ispira anche comportamenti nobili, se viene tradotta in vincolo di legge, travisi il significato positivo di scelta e di responsabilità personale sulla vita.

Io sono meravigliato di sentire tacere delle voci laiche anche all’interno della maggioranza e devo dire che la incursione su una donna fatta in una clinica a Napoli, improvvisa, su base di una soffiata, e la devastazione della vita personale di questa donna che aveva deciso di abortire non vorrei che fosse permessa da una legge. “Difendere la vita fin dal concepimento” è un’affermazione assolutamente astratta. Il concepimento non è esattamente l’unione di due cellule particolari: il concepimento è un atto consapevole e l’assunzione da parte dei due concepenti di questo risultato, con una scelta finale lasciata alla donna.

Questa è la base del diritto che in Occidente ha ispirato la difesa della vita.

Vorrei, tra l’altro, riprendere anche il compito di “salvaguardia della sana e responsabile sessualità” assunto dalla vostra proposta di legge.

Allora, le libertà individuali chiaramente riguardano anche le scelte sul piano dei comportamenti sessuali, e tutti sanno che il limite che si pone a questi comportamenti è il non danno, la non violenza e la non prevaricazione della volontà degli altri.

Altra cosa invece è intervenire sulle inclinazioni sessuali, sulla base di una dichiarazione – anche qui – molto vaga. Chiunque potrebbe dire “Guarda, tu non hai una sana sessualità”, ma farebbe una violenza sul piano delle scelte di ciascuno. Ma quei ragazzini irresponsabili che infieriscono sui loro compagni di scuola perché fanno danza, e che probabilmente non hanno nemmeno tendenze omosessuali – se le avessero credo che dovrebbero esserecomunque tutelati – e che intralciano il lavoro anche dei loro insegnanti, potrebbero allora accampare il discorso della “sana sessualità”.

Ma vi rendete conto di che cosa state facendo? Sostanzialmente, attraverso una legge che dovrebbe garantire il massimo di diritti e di libertà, state limitando i diritti e colpevolizzando.

Viene sanzionato addirittura dal pubblico il comportamento sessuale. Provate voi a vedervi entrare in casa un assistente sociale che va da un parente di uno e dice “Guarda che lui non applica il concetto di una sana sessualità”!

State – io credo – scivolando all’interno di un oscurantismo che io non immaginavo di dover incontrare. Riflettiamoci e – come dire – rimuoviamo queste aberrazioni, per favore.

Dovete tener conto poi che questi due principi sono stati introdotti a discussione già avviata, non a caso. Sono stati introdotti quando in buona sostanza la discussione su tutto l’impianto della prima parte, cioè del Titolo I, era conclusa, e sono stati introdotti con due emendamenti, e sono stati votati – tenete conto – con una maggioranza risicata, con una sospensione del lavoro di Commissione, e con una forzatura tutta ideologica e regressiva.

Io invito l’aula a non accreditare questa operazione integralista. Infine,io non ho capito perché abbiamo così tanta difficoltà sulla creazione degli sportelli locali quando ad esempio a pagina 186 del vostro bilancio sociale c’è già una definizione di criteri per l’organizzazione del servizio Sportello per i Disabili. Se esiste la questione dello Sportello Disabili, cosa costa unificare attorno allo Sportello Disabili quella richiesta che abbiamo fatto sia noi che i DS nei nostri PDL 232 e 222 ?

Lo Sportello Disabili ha la sua sede – tenete conto – presso lo spazio Regione, ed è stato gestito sino ad oggi da realtà non profit, quindi ha per ora una sua funzione solo centrale.

Per i disabili è perfino comprensibile ma cosa costa riorganizzare lo sportello centrale per i disabili in sportelli invece per tutto il settore socio-assistenziale presso delle realtà decentrate? Anche perché l’esperienza dello Sportello Disabili ha consentito in ogni realtà territoriale, che fa i piani di zona, di mettere in piedi delle funzioni analoghe.

Ultima cosa: noi abbiamo contestato – e lo diciamo in una serie di ordini del giorno – la mancanza di monitoraggio delle proposte che vengono dai territori e di monitoraggio degli effetti degli interventi da parte della Regione.

Noi le fonti informative territoriali a supporto delle informazioni della banca dati degli sportelli, non le abbiamo mai viste. Abbiamo la sensazione che il monitoraggio debba mantenere un forte controllo delle Associazioni. La valutazione conclusiva riguarda l’istituzione dell’Osservatorio dell’esclusione sociale.

L’istituzione dell’Osservatorio sull’esclusione sociale dovrebbe fornire l’opportunità di costruire e rafforzare delle forme di partenariato che ha reso possibile l’avvio della mappatura dei servizi nell’area della povertà estrema, delle nuove povertà. Vorrei che teneste conto tutti della situazione spaventosa – dico spaventosa per usare un eufemismo, che esiste nelle periferie della città di Milano.

Se voi sentite le Associazioni di Volontariato nell’area del Gallaratese, capite che siamo lontanissimi dal fatto che l’Osservatorio sull’esclusione sociale abbia un minimo rapporto con il loro intervento.

E c’è una interfaccia tra loro e il Comune attraverso la Caritas, ma nessuna interfaccia con la Regione. Noi abbiamo preparato questi emendamenti facendo più volte riunioni anche per argomento. Abbiamo sentito ad esempio le tossicodipendenze, abbiamo sentito l’emarginazione, le carceri.

La mancanza di un’attenzione adeguata alle questioni del carcere e il fatto che l’assistenza socio-sanitaria nei carceri sia legata alla buona volontà, fa un po’ spavento.

C’è stata una nota di un parlamentare europeo,Vittorio Agnoletto, che è andato al carcere di San Vittore e che ha denunciato cose del tutto incredibili per chi sta fuori.

Io, che vado spesso nelle carceri, credo che lui abbia un po’ esagerato, ma è vero che non c’è quell’attenzione e quella capacità di dedicare a questo problema risorse adeguate. Dov’è l’Osservatorio sui carceri? Chi se ne occupa? I due o tre consiglieri fra noi che vanno in giro e che ogni volta si sentono dire delle cose tremende a chi fanno riferimento?