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Contratto energia (Mario Agostinelli e Massimo Serafini, Manifesto, Marzo 2006)

Contratto energia
Mario Agostinelli e Massimo Serafini Manifesto Marzo2006

Pochi aspetti, come quello del governo delle politiche energetiche e del cambio di paradigma dovuto alla crisi delle fonti fossili, risentono del cambiamento epocale che il movimento di Porto Alegre ha colto appieno, coniugandolo con la crisi del lavoro e della democrazia, ma che rimane ancora sotto traccia nelle analisi e nei conflitti politici piè tradizionali.
Eè per questa ragione e sulla base di una straordinaria esperienza che sta crescendo e si sta consolidando nelle campagne e nella lotta a livello globale per lèacqua come bene comune, che nel 2005 lèassemblea mondiale dei Forum Sociali ha innalzato anche le questioni energetiche al rango di prioritè per èun mondo diverso possibileè. Abbandonando lèapproccio tradizionale, che collocava lèenergia nello spazio della geopolitica e delle guerre e riportando la questione del diritto ad essa nellèalveo di una politica della biosfera, contigua alla cultura della pace e dei beni comuni.
Sta nascendo il ècontratto mondiale per lèenergia e la salvaguardia del climaè che ha giè fatto a Gennaio le sue prove a Bamako (Mali) ed a Caracas (Venezuela) durante il Forum Sociale Mondiale Policentrico che si concluderè a Karachi (Pakistan). Si tratta di un concorso di molte voci e movimenti per definire un documento aperto, ma netto nei suoi orientamenti di fondo, da perfezionare con uno scambio interattivo tra realtè, culture e modelli locali inseriti in una visione globale coerente, che fa dellèenergia rinnovabile è solare in particolare è il fulcro della fuoriuscita dalle fonti fossili e dal nucleare.
La proposta, nata in Europa e confermata nel 2005 in India e Brasile, ha ricevuto attenzione straordinaria in questo inizio dèanno in Africa, dove lèaderenza delle fonti rinnovabili ai cicli naturali, alla conservazione del territorio e alle culture sociali indigene, incontra una profonda condivisione e scopre una irripetibile occasione di disponibilitè di risorse. ed una imprevista accelerazione dei processi democratici per il loro governo. A partire dal Mali, dal Niger e dal Kenia, si sta formando una rete di societè civile che prova a legare la soluzione dei problemi tecnologici connaturati allèimpiego del sole, del vento della vegetazione e dellèacqua, cosè complessi in un continente allo stremo, allèorganizzazione sociale e democratica necessaria per la rinascita di culture emarginate e per dare efficacia alla lotta alla povertè.
Allo stato attuale siamo ad un documento di massima, tradotto in undici lingue. Si tratterè, da qui in avanti, di consolidare un progetto mondiale articolato per grandi regioni e fatto aderire con il massimo di partecipazione in ciascuna specifica realtè: per il nostro Paese il lancio del ècontrattoè, programmato il 17 e 18 Marzo a Roma, ha alle proprie spalle la piena convinzione delle maggiori associazioni ambientaliste e delle organizzazioni democratiche piè innovative. La constatazione di partenza è che siamo indissolubilmente legati ad un bisogno abnorme di energia ed al consumo accelerato della sua quota non rinnovabile.
Ma oggi occorre tenere conto di uno straordinario mutamento percettivo che riguarda lèindividuo come parte della specie: lèenergia è, anche e soprattutto, possibilitè di vita ed i suoi consumi nella biosfera non sono compatibili con quelli spropositati che il primato dellèoccidente liberista ha fin qui richiesto e la geopolitica del petrolio e del carbone consentito.
Questa percezione, ormai patrimonio delle nuove generazioni, rileva che occorre elaborare collettivamente e in solidarietè con le future generazioni la meta di un prolungamento della capacitè di sopravvivenza dellèintera umanitè. Di una specie, cioè, che dipende interamente dal consumo di energia e, quindi, non solo da scelte tecnologiche compatibili con lèambiente, ma anche dagli assetti sociali e dalle decisioni democratiche di produzione, consumo e convivenza nelle comunitè, nel territorio e nel rapporto armonico con la natura.
Questa idea completamente nuova dellèenergia come possibilitè e occasione di ordinare coscientemente e in maniera condivisa le relazioni sociali, il sistema tecnologico caratteristico di una civiltè, le possibilitè di benessere universale, gli equilibri vitali dei sistemi ecologici, rappresenta un salto nella cultura e nella pratica politica e scientifica a cui nessun sistema, neanche quelli di ispirazione socialista e egualitaria, era ed è preparato.
Perciè la questione dell’energia, al pari di quella dell’acqua, assume un aspetto centrale anche nello sviluppo della civiltè, nella salvaguardia della natura, nel prevenire i cambiamenti climatici, nel garantire la pace. Ma acqua ed energia sono risorse finite, degradabili, che non possono divenire, da beni comuni indispensabili alla vita, prodotti di mercato rubati alla collettivitè.
Cosè, il cuore del problema che stiamo esaminando non puè essere trasferito ed affidato al mercato, come sembrano convenire lèUnione Europea ed il WTO. Una riduzione drastica dei consumi, unita alla possibilitè di riassorbimento almeno parziale delle scorie energetiche nei cicli naturali, impone scelte politiche partecipate per abbandonare le fonti fossili e il nucleare e, soprattutto, per invertire la crescita, dato che nemmeno tutte le risorse rinnovabili a disposizione della Terra, con lèesplosione demografica prevista, potrebbero bastare a sostenere oltre la fine del secolo il trend dei consumi attuali.
Lèimpronta del ècontrattoè è coerente, innovativa, concreta quanto la drammaticitè della situazione ambientale e sociale richiede.
Un mondo diverso è possibile, se lèazione dei popoli saprè costruire un altro modello energetico, distribuito, partecipato, equo e democratico, non piè alimentato dai combustibili fossili e dal nucleare, ma basato sul risparmio dellèenergia e sullèuso distribuito e sostenibile delle risorse rinnovabili quali sole, vento, biomasse, geotermia, mini idroelettrico e maree.
Le autoritè pubbliche, che governano la politica energetica devono fare dellèenergia non una merce, ma un bene comune e un diritto e guidare lèuscita necessaria dai combustibili fossili e dal nucleare.
Occorre altresè promuovere un nuovo modello di mobilitè per persone e merci a ridotto consumo di risorse territoriali ed energetiche, con minime emissioni inquinanti e climalteranti.
Deve essere modificato radicalmente il modello agro-alimentare dei paesi industrializzati che si basa sulla agricoltura e lèallevamento intensivi, con enorme impiego di prodotti chimici e farmaceutici, di carburanti ed acqua, , incentivando lèutilizzo di cibi di origine vegetale, coltivate localmente in modo biologico.
Lèobiettivo strategico del ècontrattoè è che, sulla base di azioni articolate e differenziate fra i paesi ricchi e quelli poveri, attorno alla metè del secolo i consumi non superino la soglia di un tep/anno ad individuo.
Questi obiettivi richiedono una radicale modifica del modo di produzione e del sistema dei consumi e, contemporaneamente, una estensione della democrazia e del metodo del governo partecipato, lasciando agli abitanti di un territorio il diritto di decidere se e come sfruttare le risorse energetiche di cui la loro terra è ricca.
In fondo, tra la battaglia anti TAV della Val di Susa, il rifiuto delle scorie nucleari di Scanzano e lèavvio di un grande ripensamento sul passaggio dai fossili allèera solare cèè un profondo nesso di continuitè.
La conseguente necessaria riduzione delle merci e della quantitè materiale dei prodotti, comporta anche un ridimensionamento della civiltè manifatturiera industriale, con grandi e inediti problemi sul piano dellèoccupazione, che implicano un approccio diverso da quello tradizionale da parte del movimento operaio.
Bisogna partire dal presupposto che le merci da produrre dèora in avanti devono sottostare a criteri di utilitè e desiderabilitè sociale. E che il successo e la diffusione dei nuovi prodotti cosè concepiti richiede un riassetto complessivo delle relazioni, un potenziamento dei servizi, una sottrazione dei beni comuni alla logica mercantile, una diversa ripartizione tra tempo di lavoro ridotto e tempo di vita, che, nel loro complesso, implicano una espansione degli impieghi qualificati e un credibile rilancio del diritto al lavoro e alla buona e piena occupazione. Perciè i lavoratori devono partecipare direttamente e con le loro rappresentanze sindacali al progetto di societè futura e familiarizzarsi con lèidea di uno sviluppo sobrio, che spezzi la divisione di fini tra produttori e consumatori.
Usciamo quindi da una logica settoriale e siamo alla politica ètout courtè, quella che il movimento dei movimenti ha saputo riavvicinare, incrinando e modificando gli assunti liberisti che hanno trovato consensi anche a sinistra e stabilendo nuovi percorsi e valori è locale globale, modelli partecipativi e di democrazia diretta, ricomposizione tra lavoro e natura, diritti della specie e valorizzazione dei beni comuni è rispetto ai quali anche le scadenze elettorali non possono piè sottrarsi.
Perciè un progetto di estensione spaziale e temporale inedita come quello del contratto per lèenergia puè essere calato da subito nei territori, nellèattualitè delle lotte tematiche in corso, nei programmi politici di chi si candida al governo del cambiamento.
Lungo questo percorso ci stiamo avviando con decisione, forti di un lavoro condiviso e di una riflessione aperta, che fa tesoro anche della straordinaria esperienza che sullèacqua bene comune sta maturando nel nostro Paese e nel mondo.

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