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Forum Sociale Mondiale, Generale

CRONACHE DAL SOCIAL FORUM DI BAMAKO – 3

Mario Agostinelli Gennaio 2006

Mali Bamako 3 Mario Agostinelli 1/06

Nella serata conclusiva del Forum di Bamako si è svolta una riunione tra gli oltre cento italiani partecipanti, giunti nella capitale del Mali su iniziativa singola o in rappresentanza di associazioni come ARCI, Manitese, Legambiente, CGIL, Terres des Hommes, Comitato per lèacqua, ISCOS CISL. La riflessione comune riguardava il cambiamento intervenuto e gli insegnamenti della prima trasferta africana del Forum di Porto Alegre. Di seguito provo a riportare alcune considerazioni significative che considero utili anche al di fuori dellèambito ristretto dei presenti.
1) La critica allo sviluppo.
Nel 1995, 50 anni fa, i capi di stato dei principali paesi dellèAsia e dellèAfrica che avevano riconquistato la loro indipendenza politica, pur divisi tra tendenze moderate e tendenze radicali si riunivano a Bandung per un progetto comune. Li accomunava la battaglia per lèindipendenza tuttèaltro che conclusa e la necessitè di conquistare una decolonizzazione politica con la liberazione economica, sociale e culturale dai vecchi conquistatori. Era loro chiaro che lèedificazione di una societè sviluppata indipendente implicava un certo livello di conflitto con lèOccidente e proprio per questo puntarono alla creazione del gruppo dei è non allineati è, i cosiddetti paesi neutrali.
Il loro progetto si fondava sulla volontè di sviluppare le forze produttive attraverso lèindustrializzazione e di dare agli stati nazionali la direzione di questo processo, nella convinzione che la tecnologia potesse fornire ai loro obbiettivi strumenti neutrali e che lèiniziativa popolare non fosse indispensabile in sè, in quanto doveva essere subordinata allèazione statale illuminata. Ma quel progetto ècopiatoè dai paesi sviluppati si è rivelato disastroso per lèAfrica intera.
Eè lèidea di sviluppo quantitativo, associato alla crescita, importato dalle societè industriali del Nord, che è fallita dopo Bandung ed è in crisi irreversibile nellèintero pianeta e perciè va modificata. Ed è il Forum la rete mondiale pluralista, articolata, ma schiettamente antiliberista, lèunico crogiolo oggi in grado di fondere ed attivare energie, forze, idee per una alternativa a cui lèAfrica puoè fornire risorse insostituibili. Questa riconsiderazione della qualitè dello sviluppo si farè insieme, europei ed africani, a partire dai problemi dei migranti, le persone piè direttamente esposte.
2) La conservazione e la valorizzazione della natura.
In Africa la natura è consumata con estrema attenzione e parsimonia. Eè stupefacente vedere come sul territorio tutti i cicli naturali vengono chiusi, non si spreca niente, si riutilizza tutto. Il baobab cresce lentamente e ospita tra i suoi rami i nidi degli uccelli, fornisce foglie per i medicamenti, dè frutti nutrienti che maturano in tempi differenziati, prosciuga il terreno nella stagione delle piogge, costituisce la fibra per il cordame con la sua corteccia e quando muore viene bruciato lentamente e trasformato in carbonella. Le reti lunghe è trasporti a motore, petrolio e energia fossile, forniture alimentari importate, monoagricoltura coi fertilizzanti chimici, attraversano il territorio consumandolo e lasciando scorie non riassorbibili. Le reti corte, chiuse sul territorio, che abbiamo apprezzato in questo continente sono in armonia con la natura, al punto che le popolazioni hanno scelto di spostarsi per non turbare e invece seguire lèambiente naturale (sono nomadi i Tuareg del deserto, ma anche i pescatori Bozo lungo il Niger). Qui abbiamo imparato che sole e acqua sono la fonte di vita che va utilizzata e conservata. Da qui il successo del contratto mondiale per lèenergia lanciato a Bamako che prevede, in aderenza con lo èspirito africanoèpiè schietto, ma in nome delle tecnologie piè avanzate e moderne, di privilegiare le fonti rinnovabili in alternativa ai fossili.
In un primo approccio, dai due punti sopra descritti si potrebbero giè dedurre indicazioni in forma di antitesi: sviluppo regionale e territoriale, anzichè macroprogetti e grandi opere (dighe sconvolgenti, coltivazioni intensive e monoculturali, centrali nucleari e oleodotti) ; cicli naturali fondati sulle energie rinnovabili e i materiali naturali, anzichè combustibili fossili e miniere terrificanti per le ferite alla natura e ai diritti umani; una agricoltura non industrializzata a spese della terra, della biodiversitè, del consumo e dello spreco di acqua cosiè rara da queste parti, anzichè fondazioni neocoloniali dedicate allèesportazione di prodotti di coltivazioni energivore e inquinanti ; piccole unitè di produzione e sistemi cooperativi anzichè grandi manifatture dove le multinazionali trasferiscono inquinamento e sfruttamento ; sicurezza alimentare e messa al bando degli organismi geneticamente modificati, anzichè invasioni di campo da parte della Nestlè e della Kraft ; energia solare e acqua per tutti, anzichè privatizzazione e commercializzazione dei beni comuni.
3) Il ruolo della societè civile.
Si è respirata unèaria sicuramente fresca e nuova sullèeconomia e sulla democrazia locale. La cooperazione internazionale capisce che deve fondarsi sul protagonismo della societè civile africana e non sulle relazioni paternalistiche e impari tra stati di diversa soliditè e tradizione. Nel Mali si sta tentando di diffondere e distribuire il potere in un sistema municipale di reti locali solidali, per evitare le trappole di quella che noi qui chiameremmo devoluzione o secessione o le rigiditè dello stato nazione assolutista che in Africa è stato spesso sinonimo di guerra o colonialismo. Ed è rilevante come lèaccordo transnazionale contro il traffico di esseri umani siglato a fine Forum sia stato costruito da cento organizzazioni del Mali, del Togo e del Burkina Faso e non dai rispettivi ministri.
Alla fine, ci siamo accomiatati mentre venivano piantati una decina di fusti di palma ed un autobus partiva idealmente per Nairobi, la sede del forum Sociale Mondiale del prossimo anno. Con la speranza che il seme gettato germogli e mostri in tempo i suoi frutti.

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