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IL CAVALIERE E I SUOI SODALI

Dopo la sentenza sul Lodo Alfano, si apre per la democrazia italiana una prova di maturità e di tenuta tutt’altro che scontata. “A fronte di un Cavaliere indebolito nel Palazzo c’è un Berlusconi rafforzato nel giudizio popolare”.

Questa l’affermazione sfuggita addirittura ad un giornale “nemico” come Repubblica, che deve far pensare. Forse il problema e il pericolo per la democrazia italiana stanno proprio qui. Nel chiamare “Palazzo” la sentenza della Corte Costituzionale e le reazioni politiche dei rappresentanti degli italiani e dividerle dal “popolo”, che invece viene sobillato e colpito nelle sue reazioni di pancia dalle televisioni e dai proclami populisti del Capo del Governo, dei suoi alleati Bossi e Formigoni, dei suoi servitori irresponsabili che compaiono ad ogni telegiornale e insultano dal Giornale e da Libero.

Ieri, in giornata, Bossi aveva minacciato irresponsabilmente di “trascinare il popolo” dopo la bocciatura del lodo Alfano. Subito dopo la sentenza, dall’alto della sua carica istituzionale di presidente di regione, Formigoni aveva espresso a Berlusconi addirittura affetto e una solidarietà assolutamente fuori luogo. Perché mai sollevarsi o rattristarsi per l’applicazione della Costituzione su cui il ministro per le riforme e il capo della Giunta della Lombardia hanno giurato e che è stata onorata da giudici rigorosi e coraggiosi, che hanno anteposto l’interesse generale alle leggi ad personam?

Berlusconi ieri si è lasciato andare a dichiarazioni inimmaginabili in qualsiasi paese democratico, con i suoi “meno male che Silvio c’è” e con gli attacchi volgari al Presidente Napolitano. Ma Bossi e Formigoni, che si sono affrettati a sostenerlo come suoi sodali, hanno confermato la loro inaffidabilità sul piano democratico.

Brutto segno per una Lombardia che intendono spartirsi come “cosa loro” alle prossime elezioni. Proprio da noi cittadini lombardi deve invece partire gratitudine e riconoscimento al rigore della Corte. Augurandoci che il Paese, in tutte le sue articolazioni, sia all’altezza della propria tradizione democratica e civile.

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