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NON CHIUDERE IN CONSIGLIO LA BATTAGLIA SULLA FINANZIARIA REGIONALE

NON CHIUDERE IN CONSIGLIO LA BATTAGLIA SULLA FINANZIARIA REGIONALE

Mario Agostinelli

La campagna elettorale dell’Unione e, in particolare, lo sforzo di coinvolgimento pieno e partecipativo delle cittadine e dei cittadini da parte di Rifondazione Comunista hanno creato una forte aspettativa per l’efficacia della nostra opposizione a Formigoni.

L’avvicinamento elettorale tra i due schieramenti di centrodestra e di centrosinistra – con il passaggio da un distacco del 30% nel 2000 a uno del 9,8% nel 2005 – e la crisi del modello formigoniano hanno lasciato presagire un confronto trasparente, serrato, necessario.

E invece, finora, la Giunta ha saputo soltanto produrre atti unilaterali, esprimere la sua litigiosità allo stadio più rozzo, moltiplicare incarichi e costi improduttivi e, soprattutto, impedire qualsiasi cenno di vita al Consiglio Regionale, umiliato e ridicolizzato a votare per la prima volta solo dopo quasi quattro mesi dalle elezioni sulle peppole e sugli uccelli da richiamo e, poi, dopo una crisi risolta ad Arcore nella villa di Berlusconi, chiamato a discutere sulla Finanziaria Regionale nel più impudente e irresponsabile disinteresse della del centrodestra.

Invece le questioni discusse interessano a fondo gli elettori, toccano la loro vita e per questo Rifondazione, spesso con tutta l’Unione, ha presentato ben 107 emendamenti e ordini del giorno tutti respinti.

Nel Piano Regionale di Sviluppo (PRS), il documento più impegnativo dell’intera legislatura, la Giunta di Formigoni porta alle estreme conseguenze la politica fallimentare delle due precedenti legislature.

I sei capitoli del Piano prendono come riferimento, da una parte, la Costituzione Europea bocciata dai recenti referendum popolari e, dall’altra parte, la “devolution”, in discussione in Parlamento, allontanandosi visibilmente dalla Costituzione Repubblicana che la Giunta lombarda vuole forzare.

Il Consiglio viene indebolito nella sua funzione legislativa e di controllo, il privato sostituisce il pubblico nell’erogazione di servizi e nell’intervento sui diritti dei cittadini, la Regione limita l’autonomia delle Province e dei Comuni.

Si crea così la cornice istituzionale per l’arretramento dei diritti sociali e per favorire quegli interessi privati su cui si è imbastito lo scontro tra Formigoni, Abelli e Cé.

Il buono per la scuola privata è elevato a intervento principale per il diritto allo studio; il mercato del lavoro viene privatizzato a sostegno della diffusione del lavoro precario; i voucher e l’accreditamento diventano sempre più il veicolo per spostare risorse pubbliche verso i privati nell’assistenza, nella formazione, perfino nella ricerca; sono del tutto assenti una politica industriale e un sostegno alla specializzazione produttiva, senza cui il declino produttivo della Lombardia e i problemi occupazionali si fanno sempre più drammatici; con la estesa introduzione delle fondazioni e del project financing, si vuole dare un colpo definitivo al sistema ospedaliero integrato nel territorio e nel servizio sanitario obbligatorio; la famiglia diventa soggetto giuridico effettivo per l’assistenza agli anziani e ai disabili; la proprietà immobiliare avrà sempre maggior potere nel governo del territorio; il piano energetico regionale non rispetta il protocollo di Kyoto; il servizio dell’acqua perde la sua funzione di tutela di un bene comune; la qualità dell’aria e la congestione del traffico vengono affrontati con provvedimenti riparatori propagandistici ma scarsamente efficaci; le politiche della casa trascurano l’edilizia sociale e il calmieramento degli affitti; le questioni dell’immigrazione non sono minimamente prese in considerazione!

Per questo non abbiamo solo pensato a votare contro, ma abbiamo avviato con una battaglia in consiglio un percorso di contenuti alternativi che porteremo avanti in collegamento con i territori, le lotte aperte, i soggetti sociali che sono attaccati dalle scelte del centrodestra. In particolare abbiamo lanciato la sfida sull’abolizione dei ticket, la richiesta di interventi per la casa e contro il caro affitti, la chiusura del CPT, la lotta alla precarizzazione, la difesa dei beni comuni e la pubblicizzazione degli acquedotti, il rilancio del trasporto pubblico, una politica industriale al posto di prebende girate alle aziende, interventi per il risanamento dell’aria e per le energie rinnovabili.

Una sfida ovviamente non raccolta  dal centrodestra, ma tutta aperta tra la gente che non sopporta più una politica fatta di affari e interessi di pochi contro i bisogni di tutti.

Non è un caso che sullo sfondo di una politica della Giunta sempre più a tutela del privato contro il bene comune sia spuntata l’ombra pesantissima dello scandalo di Oil for Food che coinvolge Formigoni e su cui, già nel Consiglio del 26 Ottobre, ho pubblicamente chiesto che  gli indagati rispondano nella sede istituzionale in cui sono stati eletti per onorare la democrazia e la trasparenza.

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